
Prima di passare ad analizzare il debutto discografico dei nostrani 36 Stanze mi vengono un paio di parole che proprio non riesco a tenere per me. Chi vi scrive ha una teoria: il nu-metal è l' esempio lampante di come non si fa Heavy Metal. Questa è dimostrazione di come gli anni 90 hanno segnato l'inizio del declino dell' Heavy Metal, sia come musica che come fenomeno sociale. I segnali che portano verso una conferma di quello che dico sono tanti: primo fra tutti il suo impatto commerciale. Questo fenomeno sembrerebbe per la maggior parte legato alle case così dette “major” che avevano fiutato il potenziale di vendita del genere e ne hanno fatto trippa per gatti.
Questo è stato possibile grazie all'enorme commistione di diversi generi musicali, dal punk al rap, facendo attenzione a non dimenticarne nemmeno uno, ma sempre con la caratteristica “attitudine” (con molte più virgolette) violenta dell' heavy metal. Attraverso questa operazione di “crossover” il nu-metal ha creato un vero e proprio nuovo modo di concepire la musica (prendendo sempre ispirazione dal metal alternativo più nobile) riuscendo ad avvicinare un incredibile numero di nuovi adepti che mai si sarebbero sognati di ascoltare qualcosa che contenesse la parola Metal nella propria definizione e questo non è stato propriamente un bene. Ma noi non siamo qui a far politica. Mi limiterò a dire che il Nu-metal è solo una fabbrica di denaro facile. Stop.
Cosa distingue il crossover dei Suicidal Tendencis, dei Municipal Waste, dei D.R.I., degli Hirax da quello di Limp Bizkit, Linkin Park, P.O.D., Korn ecc. è una certa forma di umiltà/nobiltà degli intenti sonori: i primi hanno saputo arricchire il thrash accentuando una sua caratteristica interna che faceva comunque capo alle sue origini, mentre i secondi tendono a miscelare quanti più generi possibili, operazione che a mio avviso rende molto confuso e privo di personalità il risultato ed estremamente infantile il prodotto finale; non a caso l' età media di chi ascolta questo genere di gruppi è molto bassa.
Rimettendo i piedi per terra, questi 36 Stanze sono davvero incazzati. Ce l’hanno a morte con tutto e tutti. Niente sembra stargli bene.
Un lavoro concreto da questo punto di vista questo dei 4 di Fidenza, tutto muscoli, rabbia e neanche una rapsodica schitarrata. Tutti numeri che sembrerebbero giocare a favore della band tutta italiana, ma purtroppo non è proprio così. Non mancano le parti rap-core (ecco che si spiega dove volevo andare a parare con lo sproloquio iniziale) che tentano di salvarsi risolvendosi in accelerazioni dal sapore grind che non sono poi così malvagie (Alba a Mano armata), buona anche la prova di Davide Galzarano al growl ma bocciato su tutta la linea nel cantato pulito e melodico (non quello in versi).
Dicono di saper fare rumore, ed effettivamente un po' è vero: i 36 stanze riescono a confezionare un album dall' impatto sonoro davvero notevole, immerso però in un atmosfera nu-metal che a me non va proprio a genio (Insonnia). Tuttavia l'ascolto dell' album ha i suoi momenti positivi, e li troviamo proprio nelle accelerazioni di cui già abbiamo parlato; premia il risultato anche la durata (32 minuti per 11 tracce) che conferisce comunque una certa dinamicità all'album.
Un crossover suonato a modo loro, e questo è già tanto, ma è presto per dare giudizi definitivi ad una band che è appena al primo album ma che ha comunque saputo trovare una propria identità senza accovacciarsi nell'ombra di band più grandi.