
Nati nel 2004 e dopo aver prodotto nel 2005 l’album “A Moment of Insanity”, ritornano sulle scene, con un nuovo full-length autoprodotto i campani Axiom. Band che propone un progressive metal pregno di influenze thrash di impronta moderna.
L’album in questione si presenta subito bene per il suo essere dotato di un buon artwork e, cosa importantissima, di un’ottima registrazione, cosa che lascia apprezzare tutte le sfumature di un sound dalle strutture ricercate ed originali intento sempre a mettere in primo piano una costante componente tecnica, che ha il merito di non essere mai fine a se stessa e di non perdersi in inutili slanci narcisistici.
Le dieci canzoni che compongono questo lavoro (9 più intro) si muovo su una soglia qualitativa davvero buona, cosa che traspare grazie alla disinvoltura con cui la band riesce a far propri elementi di derivazione prettamente prog (ampi ed avvolgenti tappeti di tastiere) sui quali si stagliano sferzate dal piglio thrash, questa doppia veste sonora trova egual riflesso nelle vocals del singer Simone Gallinaro, bravo nel modulare parti pulite ed aggressive growl vocals. Ma quello che maggiormente mi ha sorpreso di questo lavoro è quel feeling di rivalsa che pervade ogni singola traccia, un feeling che trova riscontro nei testi pragmatici ed attuali, che non si perdono mai in tentazioni adolescenziali. Una rivalsa che fregia il sound tutto, grazie al proprio alternare corporeità e riflessività senza forzature di sorta, come dimostrano “Never Die” o la furente “A Revolution Inside”.
Un buon album, che evidenzia ottime doti tecnico/compositive ma anche tante potenzialità che restano parzialmente inespresse sulle quali la band deve ancora lavorare per trovare in toto la propria dimensione, prima fra queste la liberazione da quello che è il chorus, inteso come ripetizione di struttura. Ma questo è un piccolo appunto che non toglie merito alcuno al lavoro tutto.