
Nascono nel 2005 i Clinicamente Morti e si impongono si da subito come una delle realtà di maggior spicco all’interno del panorama estremo di casa nostra, questo grazie ad una personalità forte e vibrante sia dal punto di vista musicale che da quello lirico e concettuale.
“7” primo full-length della band, mantiene le premesse mostrate già con il demo “Obitorio” e le sublima attraverso un concept che decanta i mali della società contemporanea e li risolve riportando ogni singolo aspetto ad un vizio capitale. Tale acutezza espressa nei testi e nel concept di fondo, trova egual riflesso nelle strutture musicali dell’album. Strutture che si nutrono di un monolitico death metal che privilegia tempi e modi fatti di una eccellente e tesa discontinuità (termine usato nella sua accezione tutta positiva) che ha il pregio di sorprendere l’ascoltatore e di gettarlo entro un continuum di sensazioni vertiginose nelle quali vengono in primo piano ritmiche nervose, momenti fatti di dissonanze e una aggressività che sapientemente riesce ad evitare sensazioni caotiche, donandosi in slanci lucidi, freddi e meccanici.
I Clinicamente Morti sono riusciti a produrre un lavoro sopra le righe, un lavoro che ha la propria forza nell’eludere ogni rimando ad un qualsiasi standard (sia esso concettuale che musicale), e per questo si impongono come una delle realtà dotate di maggiore originalità all’interno del panorama estremo italiano. Un lavoro ottimo, dotato di una maturità che riesce a far propria la fredda e lucida violenza del sound Meshuggah e l’impeto degli In.Si.Dia.