
Per i non addetti ai lavori è sempre facile parlare di metal estremo, specialmente se si tratta di Brutal-Death, finendo col citare giudizi di "etichetta" o commenti che sono, ormai, quasi una formalità per chi non è avvezzo ad un certo tipo di schemi e concetti musicali.
Come può accadere a chi non frequenta assiduamente un museo di arte contemporanea (bollando ciò che vede come spazzatura senza significato), così succede anche per un certo tipo di musica, quella che, andando le consuetudini, fa sfoggio di un linguaggio proprio, rivolgendosi così solo ad un pubblico che è disposto a mettersi in gioco, in un ruolo di critico e che quindi accetterà questa proposta e si preoccuperà di cercare di capire quel linguaggio specifico. Purtroppo la musica come l' arte in generale, sono immerse fino al collo nella realtà contemporanea e quindi sente la necessità di doversi fare ponte tra l' artista e la società, ai modi dell' artista ovviamente; e se la realtà è violenta, allora ciò che vuole ritrarla deve essere in un certo senso violento; e se qualcosa come la musica cerca di rinchiudere in un determinato lasso di tempo, qualcosa di immenso come la contemporaneità, allora il risultato non può essere che una musica esplosiva e soprattutto in esplosione: il Brutal-Death.
Queste righe iniziali erano per dire quanto può essere difficile parlare di musica estrema per tutte quelle persone che fanno colazione con pane e Necrophagist (giusto per dirne una).
I beneventani Hellvate,ne hanno mangiati tanti di Necrophagist e a lungo si sono nutriti anche di Dying Fetus, ma procediamo con ordine. L' esordio discografico del quartetto sannita avviene nel 2003(Demo:Hellvate), ora ci propongono la loro seconda demo:”The Battle Beginning”, con la benedizione della Extreme Agency.
La band si dedica ad un Brutal-Death con molti richiami black metal(ecco perché citavo i Necrophagist), il loro album si compone di 6 tracce, per un totale di 30 minuti di mera follia omicida. L' ascolto di questo disco non è stato facile, per via della produzione un pò scadente e del cantato simil maiale sgozzato morente di Tommaso, che può ricordare quello di John Gallagher dei Dying Fetus.
L' opener "The Battle Beginning" si apre con un confuso intro scaccia speranze, che come un cartello "Attenti Al Cane", preannuncia disgrazie e morte a coloro che osano avvicinarsi; la canzone poi con un pò di fatica prende piede in cavalcate tipicamente black accompagnate da riff ruvidi e scostanti.
Segue "Death In A Tears Valley" che riprende il discorso da dove lo aveva lasciato la precedente traccia; in apertura eravamo su un campo di battaglia dove si stava cominciando a muovere qualcosa, qui è come se ci trovassimo di fronte al panorama post-battaglia: cadaveri, sangue, budella, un quadro disperato e insensato che trova eco nei turbinosi giri di chitarra e basso.
"Lost In The Snowstorm" è un lamento, una disperata richiesta di aiuto fatta di un cantato estremamente gutturale e di interessanti spunti creativi con il basso e la chitarra, ma il finale in stile ballad metallichiana (dei Metallica ndr) proprio non funziona, la song poi riprende il discorso death da dove lo aveva lasciato, prima di abbandonarsi ad inopportuni sentimentalismi.
"The Final Tragedy" e "The Old LEgend Of Creation" sono due tracce anche loro non prive di spunti interessanti. Entrambe alternano momenti di Brutal-Death a momenti di un Doom che viene riesumato per evocazione e non per aperta dichiarazione. Nella Prima si tratta del pre-finale, nella seconda invece già dall' intro viene accennato qualcosa, ma poi in tutta la canzone la band non fa altro che oscillare come un pendolo dal doom al death. The Battle Beginning è tutt' altro che un disco semplice, rivela ancora quell' immaturità a cui si può rimediare solo con l' esperienza e la gavetta.
Gli Hellvate hanno dimostrato di avere delle buone idee, ma l' immaturità sta proprio nella gestione di queste idee e nella cura di quei particolari che risultano ancora troppo grezzi per l'obbiettivo che sembra essersi posto il quartetto nostrano. Una band che comunque va tenuta d' occhio.