
Formatisi nel 2007, i capitolini Hybris danno alle stampe questa prima opera fosca dal titolo omonimo, costituita da otto tracce di puro black metal di stampo scandinavo con riferimenti che vanno dagli Emperor agli Immortal passando per le prime produzioni Burzum e Dark Throne, in una miscela sonora che seppur riesce a raggelare l’ascoltatore porta con sé più di un alone di déjà vu.
I brani presenti si spostano tra intenti marziali e buie introspezioni atmosferiche, ed è proprio grazie a queste che la band riesce a farsi apprezzare, perché capaci di rimandare attraverso algide melodie, l’ascoltatore ai lidi nordici da cui la band trae ispirazione. Detto questo, la pecca maggiore di questo album è la registrazione dai tratti amatoriali, in particolare il sound della batteria è avulso e del tutto privo di mordente, e ciò penalizza molto la prova tutta.
Concludendo, ci si trova al cospetto di un’opera prima che evidenzia tutti i vizi che caratterizzano i debut album, primo fra tutti un rimando costante alle band di riferimento. Qualche buona soluzione strumentale, una personalità dai tratti un po’ anonimi ed un cantato in inglese dalla pronuncia scevra, completano il tutto. Attendiamo la prossima prova per dare un giudizio globale sulla band, giudizio che per ora è al di sotto della sufficienza per i motivi sopra elencati.