
Giunta senza uno stralcio di nota biografica, questa autoproduzione dei nostrani M.o.R. intitolata “Pretence Theater”, si candida ad essere tra le release meno equilibrate dell’anno, per ciò che concerne i lavori autoprodotti. Questo disequilibrio non va preso come punto a sfavore, perché se da un lato ci si trova al cospetto di una produzione lacunosa e di un package altrettanto povero, dal punto di vista musicale la band dimostra di avere delle buone idee. La proposta sonora dei quattro si compone di sei brani abbastanza articolati dove trovano sfoggio reminiscenze Progressive Metal e qualche rimando alle alienazioni di matrice Tool (naturalmente questo serve giusto a rende l’idea del sound). I brani proposti vivono di momenti che si reggono su una dialettica riflessivo/catartica; dapprima si trovano riffs avvolgenti, ritmiche dispari e mood tesi che improvvisamente implodono, donandosi sotto un ottica compositiva prettamente di matrice metallica moderna.
Naturalmente il disequilibrio di cui parlavo è palese anche dopo aver ascoltato l’album, perché se da un lato la prova strumentale spesso sfiora picchi di eccellenza, lo stesso non si può dire della prova del vocalist Antonio Mellino che non riesce a dare la giusta emotività e partecipazione a strutture forti di tensione. Buona invece la prova dello stesso singer per ciò che concerne le parti aggressive, anche se qui vengono fuori i limiti della registrazione.
In definitiva, i M.o.R. dimostrano di avere delle buone idee, ma hanno bisogno di focalizzarle e di renderle effettive, in merito a ciò: l’annullare, in futuro, qualche narcisismo votato alla ricercatezza e donarsi alla composizione pragmatica, potrebbe risultare una mossa vincente.