
Già dalla copertina si capisce che abbiamo di fronte con un lavoro di stampo moderno, infatti, gli Opposite Sides ci propongono un Death Metal Tecnico condito con abbondanti synth Industrial e parti inequivocabilmente Prog. Ma procediamo con ordine.
"Soul Mechanics" non è un album dall' ascolto facile, ciò è dato dalla mescolanza e dalla varietà di generi che rendono più faticosa la fruibilità del lavoro che, ad un primo impatto, può sembrare di scarsa qualità. Ma questo non è affatto vero.
Massimo Arke e Co. partono da un idea death melodica, a metà strada tra Dark Tranquillity e Meshuggah, davvero ottima e sorprendente: ritmi sincopati, repentini stacchi di tempo seguiti da fulminee accelerazioni, uno scream graffiante alternato ad un timido growl fanno da base sulla quale poi andrà modellato il sound della band.
Quindi, per tutta la durata dell' album, possiamo scorgere in lontananza sottofondi elettronici dal sapore Industrial che rimandano alle ambientazioni apocalittiche della copertina e allontanano il gruppo dagli stereotipi del metal classico.
A ribadire le intenzioni Industrial della band ci pensano le tre Title Tracks, “Soul Mechanics: Enter”, “Soul Mechanics: Construction”, “Soul MEchanics: Coda”, inserite rispettivamente all' inizio, a metà e in coda all' album.
Sparsi qua e la, troviamo inoltre intere parti di stampo progressive che molte volte non vengono incastrate bene all' interno dei brani e finiscono per stonare e rompere l' atmosfera di tensione e decadimento di cui si fa portatore l' album, e rovinare brani che altrimenti sarebbero perfetti (Chaotic Order, The Human Thirst, A Grinded Position Of Pray ), altre volte invece riescono nel loro intento (Until The End).Un altro aspetto che non ho apprezzato, sono i troppi coretti eseguiti con voci pulite che purtroppo molte volte risultano invadenti e forzati.
Tanta tecnica e molta voglia di fare del male attraverso il sound.
E' con questa frase che possiamo riassumere il lavoro degli "Opposite Sides", che si rivelano una realtà che ha bisogno di maturare ancora, ma che sicuramente ha imboccato la strada giusta per potersi poi affermare anche a livello mondiale.
Un lavoro che se preso solo per la sua componente Death avrebbe potuto aspirare a valutazioni ben più alte, ma purtroppo bisogna tener conto della scarsa e forse, frettolosa, cura dei particolari.
Sicuramente una band da tener d'occhio, alla quale auguriamo tanta fortuna.