
La messa in eccellenza della follia come fecondità creativa è sintomo di un accresciuto superamento di quelle fissità che il ragionamento, in particolare quello logico, impone. Ed è proprio per tale motivo che nel 1511 Erasmo da Rotterdam compose il proprio elogio a tale essenza, presentata in quel contesto come vera e propria divinità, volta ad opporsi agli schemi imperanti della scolastica, vera e propria corrente portatrice di rigidità pedantesche e formali.
Questa piccola premessa è quanto mai necessaria per l’analisi di un lavoro come “The Praise of Madness” dei Phaenomena, perché esso è un piccolo manifestarsi di quella ebbrezza capace di ribaltare fissità schematiche e strutturali e di porsi come vero e proprio atto creativo libero. E naturalmente il progressive, visto come espressione di libertà compositiva, è ciò che in maniera unica riesce ad esprimere il concetto di follia messo in risalto dal pensatore olandese.
È davvero difficile descrivere un lavoro come questo dei Phaenomena, un lavoro ricercatissimo e proprio per questo profondamente personale, un lavoro che da pochi punti di riferimento, perché costituito da una essenza di fondo che si fa sfuggente in virtù di quello che è un vero e proprio caleidoscopio di sonorità, strutture ed umori, ove vengono in primo piano: melodie di ampio respiro (attraverso vocals dal taglio A.O.R.), lunghe parti strumentali che inglobano progressive metal, prog rock e partiture di stampo classico, il tutto sotto il vessillo di una maturità compositiva ed espressiva superiore. Una maturità che mette sempre in primo piano la qualità e la cura dei particolari.
L’album si compone di dieci tracce tra loro legate, e per questo suo modo strutturale si presenta come un vero e proprio viaggio sonoro e concettuale, sotto il quale soggiace il concept dell’opera di Erasmo, rivista attraverso i vari capitoli, sotto forma di song, che man mano prendono corpo, lasciando nell’ascoltatore un senso di beatitudine che resta sempre lontanto da austeri tecnicismi e che si dona in modo totale perchè ricco di particolari e sfumature.
Vi è poco altro da aggiungere, ad un lavoro che riesce ad essere originale, ricercato ed affascinante. Il progressive italiano deve necessariamente tenere conto dei Phaenomena, una band dal piglio geniale.