
Formatisi nel 2004 gli S.L.U.G.S. sono tra i testimoni dell’old style metal, nella sua deformazione thrash, più interessanti di casa nostra e questo unicamente in virtù di “Sons Of The Wicked”, primo studio album auto prodotto che è un piccolo trattato di attitudine, fisicità, ironia e criticismo.
Quello proposto dalla band è un thrash metal dal piglio diretto che trova ispirazione nelle sonorità teutoniche così come nei primissimi Celtic Frost, con il risultato che mira ad imporsi grazie a riffs semplici diretti ed affilati, up-tempo forsennati e guidati da una produzione volutamente “gonfia”, vocals abrasive e velenose. I brani presenti (10) sono tutti di ottima fattura e mettono in luce, oltre ad un piglio esecutivo e compositivo di ottimo livello, una mai banale trattazione di tematiche. Si va dall’ironia velenosa e dissacrante di “Satanist's dream” che rimanda al gioco satirico dei Dead Kennedys, al criticismo anti-mediatico di “Messiah”, in un continuum di sensazioni fatte di furia e nervosa riflessione.
Vi è poco altro ad aggiungere ad un lavoro che va necessariamente ascoltato e che riesce nell’intento (come pochissime produzioni odierne) a tenere sempre l’ascoltatore lontano da sensazioni di tedio. Un album necessario anche per capire l’attitudine “raw” non è alla portata di tutti; l’essere violenti e sgraziati è un pregio e gli S.L.U.G.S. lo hanno capito e ci hanno regalato un concentrato di sensazioni maledettamente vissute. Una sorprendente messa in eccellenza di quella che è l’essenza primigenia del metal tutto, la rabbia.