
Nati nel 2005, i romani Thin Wire Unlaced si impongono presso gli ascoltatori con “Season”, autoproduzione che mette in luce le spiccate qualità compositive e concettuali di cui la band dispone. Tali qualità si esplicano attraverso un sound pregno di rimandi alle iperboli oniriche dei Tool ma anche alle sonorità colte e sognanti della Seattle dei primi anni 90.
L’album si compone di quattro tracce intense e mutevoli nel loro incedere notturno, fatto di circolarità, per poi implodere in dichiarazioni di fisicità. Una fisicità che è anche artificio e rappresentazione di una società fatta di un continuo di imput votati all’omologazione, a ciò la band oppone quello che può essere eletto vero e proprio modus operandi intellettivo; quel “left your skin now, let be different, is not impossibile, like an expression, thet don’t wanna hear…”, che è contenuto nella song “The Great Sin”.
Tutta la band si dimostra matura e pronta al salto di qualità definitivo, con particolare menzione per il singer Steph e per il duo ritmico (basso e batteria) particolarmente ispirato nel creare cangianti scenari fatti tensione crescente. Completano il tutto, un package ed una produzione professionale. Un lavoro che non smette di stupire.