Lo spunto per questo articolo viene dalla notizia che vede insieme in tour, la prossima estate, Mötley Crüe e Poison. Si perché nel continuo revival odierno del periodo d’oro del Metal, che naturalmente si riferisce ai fin troppo rimpianti anni 80, vi è un grande assente. Ovvero quel sottogenere che portò le sonorità Hard & Heavy entro un voluttuoso limite Pop. Passato alla storia sotto l’appellativo di Hair Metal è stato forse l’articolazione sonora che ha avuto maggior riscontro a livello commerciale.
Nacque negli USA a metà degli 80’s e man mano si riempì di accenti glamour, divenendo per molti anche Glam Metal. Le componenti che la facevano da padrone nel genere (oltre ad una attitudine sfacciata spesso autodistruttiva che contemplava e faceva proprio il circolo vizioso del Rock,sintetizzato nella triade “Sex, Drugs, Rock n’ Roll”) erano: un approccio semplice, brani sempre al limite delle party songs ed una cura per l’esteriorità che travalicava i canoni classici. Pelle e borchie furono sostituiti dal makeup tanto che l’appellativo che ancora oggi appare più appropriato al fenomeno è Lipstick Killers (usato per indicare un gran numero di bands e di aspiranti musicisti che affollavano Los Angeles).
A brani più veloci ed accattivanti si univano ballads mielose e dolci che incantavano e che avvicinarono, gran parte del pubblico femminile alla musica Heavy. L’impatto dell’Hair Metal fu così forte, in particolare dal punto di vista delle vendite, che le etichette discografiche mettevano sotto contratto unicamente tale tipo di bands e costrinsero artisti storici a piegarsi a tale modo di comporre. Primo tra tutti, Alice Cooper ,il suo “Trash” non è altro che un accodarsi a quanto i vari Bon Jovi, Cinderella e Mötley Crüe andavano a proporre. Ancora i Savatage che hanno sempre dichiarato che “Fight for the Rock” è un processo discografico voluto dalla Atlantic (rivelatosi un grande fiasco). E se pensate che solo le bands dalle sonorità più classiche furono morse dal veleno Hair/Glam, vi sbagliate. Anche una band come i Celtic Frost non fu immune, dando alle stampe quel “Cold Lake” che è uno sguardo distorto su tale tipo di sound (inutile soffermarsi in questa occasione, su come fans e critica accolsero, quello che ancora oggi è un piccolo caso discografico).
Naturalmente come ogni cosa che viene data in pasto alle masse anche l’Hair Metal si bruciò velocemente ed il suo baraccone di colori, sessualità, spandex rosa e/o neri, ostentazione di mascolinità e femminilità insieme, finì per sparire. Molte cause delal scomparsa furono date all’invasione Thrash Metal che spazzò via velocemente il tutto, lasciando sul campo band come i già citati Mötley Crüe e pochi altri che avevano saputo imporre la propria personalità. il movimento ha continuato, anche se in sordina, anche perché la cupezza espressiva degli anni 90 non ha mai dato lustro al genere; si perché l’Hair Metal era figlio dell’eccessività degli 80’s e con il venire in ombra di questi, sparì. Non sappiamo se è solo un modo nostalgico di ricordare un movimento che ha avuto i suoi fasti o solo frutto di una improbabile previsione, fatto sta che nell’eterno ciclo di un genere (il Metal) che vive anche di nostalgia, non si esclude un ritorno dei nipotini dai vari Ratt, Poison, Cinderella ecc.. magari pronti a prendersi la propria rivincita sul rivale storico Thrash Metal. Che una nuova invasione di colori, cotonature, sprazzi di pelle leopardata e fluorescenze sia dietro l’angolo?