
La riflessione, come da titolo, nasce dalle esperienze accumulate ultimamente, presso gli eventi live.Si sta assistendo, infatti, ad una diserzione da parte del pubblico a quello che da sempre è l’espressione massima e più pura del Metal tutto, ovvero l’esibizione dal vivo. Un tempo, il classico concerto anche di una band minore era supportato per il bene, o causa, del genere e contribuiva in maniera determinante alla crescita della scena. I fatti parlano chiaro, vi è una miriade di supporters passivi o che forse per limiti di età non conoscono e non comprendono il valore intrinseco che l’evento live, anche perché a differenza di ogni altro genere, il Metal non nasce come prodotto di industria e quindi il confine tra il supporter e la band è e ridotto ai minimi termini.
Non esiste divismo, non sono poche le bands che una volta finita la propria esibizione, scendono dal palco e varcano il confine divenendo loro stesse parte del pubblico. Ricordo al mai troppo compianto Tradate Metal Fest, i membri entusiasti dei Candlemass applaudire gli show di Jon Oliva’s Pain ed Anvil, gomito a gomito con i fans che li avevano appena osannati
Nella moltitudine di generi musicali largamente diffusi e ascoltati, il Metal si ritaglia una fetta di pubblico minore. Come tutte le minoranze, che siano religiose, politiche o di qualsiasi altra natura, i membri devono essere più che coesi per dimostrare di esistere. Oltre alle vendite degli albums (anche esse in vertiginoso calo) è l’evento dal vivo a mostrare la reale esistenza di un pubblico e quindi a dare ai gruppi lo stimolo fondamentale per andare avanti e al resto del mondo la dimostrazione che esiste un’altra realtà, diversa da quella che ci danno in pasto ogni giorno nei media. Invece, nell’ultimo periodo stiamo assistendo a show dal vivo poveri di pubblico. Bands che arrivano in Italia a volte da molto lontano, penso ai Master venuti ad esibirsi a Caserta, si ritrovano di fronte ad una ventina di spettatori. Intanto a casa, ognuno davanti al proprio computer, pensa al modo migliore di dimostrare su Facebook di essere un metallaro. Si riempiono schede di profili utilizzando un certo linguaggio, nascono gruppi di ogni tipo: “questa pagina metal avrà più fan della pagina pop”, “arriviamo a un milione di metallari”. Ma questo milione di metallari, quando c’è davvero da dimostrare di esserci, quando davvero bisogna urlare che anche la più piccola metal band è migliore di Lady Gaga, quando al suono dei riff deve alzare le corna e non il pollice per dire “mi piace”, dov’è?
I locali vuoti, le vendite scarse demoralizzano le bands, spesso le costringono a mettere i loro sogni da parte e a trovare una nuova strada. Si ripensa ai vecchi gruppi, quelli che hanno fatto la storia e sono divenuti immortali. Una dietro l’altra stanno nascendo sempre più numerose cover e tribute band. I finti Maiden, i finti Metallica, i finti Kiss funzionano sempre. I musicisti hanno di che sopravvivere e riescono a richiamare il pubblico. Allora forse è il rischio della scoperta a spaventare gli ascoltatori? Si vuole ascoltare solo quello che già si conosce? Se bisogna rifare i vecchi e ripetere all’infinito il passato, quale sarà il futuro del metal?
Noi ci auguriamo che questa riflessione possa servire da sprone e spingere gli ascoltatori ad una fruizione musicale al di fuori delle pareti domestiche e dell’hard disk. Gli show dal vivo, di qualsiasi dimensione, sono un’occasione per stare insieme, conoscerci, discutere con le bands che ci piacciono o no, dimostrare di essere vivi.