
Nello scorso articolo intorno al genere, abbiamo delineato i punti di partenza, sonori, del Doom Metal e ci siamo soffermati, in particolare, sulla produzione americana. Questa volta ci dedicheremo all’Europa ed a qualche uscita particolare cercando, sempre per grandi linee, di dare una guida abbastanza esaustiva. Trascuriamo volutamente il fenomeno italiano che sarà oggetto di un prossimo articolo, tale da dedicargli maggior risalto.
La N.W.O.B.H.M. e i Witchfinder General
Un caso tutto particolare, all’interno della N.W.O.B.H.M. è rappresentato dai Witchfinder General da Stourbridge. Formatasi nel 1979, la band inglese, da alle stampe nel 1982, l’album “Death Penalty” un lavoro incredibilmente intenso, che se da un lato risente dell’influsso di Maiden e Priest, dall’altro porta con sé il gusto per il riffing torbido e quadrato dei Black Sabbath. L’album in questione, anche se non può essere considerato, in toto, Doom Metal, rappresenta un esempio di ciò che avverrà in seguito; ovvero il matrimonio tra il riffing lento e le melodie dell’heavy.
La Svezia: Candlemass e Count Raven
È particolarmente necessario soffermarsi su ciò che accadde in Svezia a metà degli anni 80. Si perché l’uscita dalla dimensione di culto, a cui è sempre appartenuto il Doom Metal, spetta ai Candlemass. La band che più d
i tutte ha sdoganato gli stilemi del gloomy sound e li ha portati presso una molteplicità di ascoltatori. I Candlemass iniziano ad incidere vari demo sin dall’84, ma è nell’86, con l’uscita di “Epicus Doomicus Metallicus” che la band sancisce il proprio trattato sonoro. L’album è composto da sei brani perfetti nel proprio coniugare il classico verbo Sabbath, tematiche epic/fantasy e vocals altisonanti dal piglio melodico. Dei brani presenti nell’album, spiccano: “Solitude” (vero e proprio trademark della band) e le epiche “Under The Oak” e “A Sorcerer's Pledge”, ove riaffiorano gli universi fiabeschi di cui Ronnie James Dio è fonte primaria di ispirazione. Dopo “Epicus Doomicus Metallicus”, la band voluta dal bassista Leif Edling, decide di cambiare vocalist ed al posto di Johan Lanquist viene reclutato il carismatico Messiah Marcolin, che ad una voce altisonante e paranoica abbina una presenza scenica di tutto rispetto (indimenticabile il saio indossato nelle esibizioni live). Nascono in tal modo altri capolavori come: “Nightfall” (1987), “Ancient Dreams” (1988) e “Tales of Creation” (1989), quest’ultimo leggermente sottotono rispetto ai precedenti. I classici c
ontenuti in questi tre albums si sprecano, e sarebbe davvero inutile in questa sede prendere ad elencarli, ma se proprio dovessi citerei “Samarithan” che è pura emozionalità.
Dopo queste releases che consacrano la band e la portano nell’olimpo del metal tutto, segue un periodo di incertezza, per ciò che concerne la formazione, causa fondamentale di ciò è l’abbandono di Marcolin e della sua presenza folle. I ‘mass tornano quasi ad essere una cult band e se anche dischi come: “Chapter VI”, “Dactylis Glomerata” e “From the 13th Sun” sono delle perle, il riscontro da parte del pubblico sembra non arridere più agli svedesi. E giungiamo alla storia recente della band; la reunion con Marcolin, l’album omonimo del 2005, la nuova separazione dal singer e l’uscita di “King of the Grey Islands” (2007) e di “Death, Magic, Doom”, entrambi con Robert Lowe, già nei Solitude Aeturnus, alle vocals.
La terra svedese aveva però in serbo un nuovo asso da imporre all’audience Doom, stiamo parlando dei Count Raven. Nati nel 1989 dalla mente del chitarrista Dan "Fodde
" Fondelius, i Count Raven sono la naturale continuazione del discorso intrapreso dagli americani Trouble, per quanto concerne le tematiche legate alla spiritualità e dei conterranei Candlemass per quanto riguarda l’attitudine sonora. È il 1990 quando l’album “Storm Warning” fa la sua comparsa ed ammalia tutti i cultori del genere; le caratteristiche dell’album sono semplici: riffing cupo, vocals viziose ed un mood di fondo che sa di escatologia e di rivelazione, fanno di questo album uno dei capolavori del genere nei 90’s. Ma i Raven non si fermano e danno alle stampe una serie di lavori epocali fino al 1996 quando dopo l’uscita di “Messiah of Confusion” la band decide di sciogliersi. Ma 13 anni dopo, il corvo riapre le sue ali ed il proprio sinistro gracchiare prende di nuovo corpo, l’album è “Mammon’s War” del 2009; molto vicino alle produzione dark rock 70’s che al classico heavy-doom, ma comunque di caratura elevata.
Gli anni 90, la Gran Bretagna e l’avvento del Gothic/Doom
A partire dagli anni 90 nella terra d’oltre manica si assiste ad un fiorire di bands che riprenderanno le caratteristiche del classico sound fosco di derivazione Doom e lo plasmeranno in una nuova forma, dando ad esso un maggiore impatto emotivo e fondendolo con un serie di sensazioni romantico/gotiche imperiose, come le cattedrali ed i paesaggi autunnali siti sulla terra di provenienza.
Tra queste ricordiamo le maggiori tre bands del panorama: Anathema, Paradise Lost e My Dying Bride. In tutte si rivedono: una continuità di riffs plumbei, la devozione per i down-tempos ed un feeling evocativo. A tali elementi, di tradizione classica, si sommano le growl vocals (siamo in pieno exploit Death Metal) e l’uso sempre maggiore di tastiere atmosferiche. Siamo già oltre quello che può essere definito Doom Metal, in senso classico e vicini a tutto ciò che ha portato alla fusione con altri generi (o sottogeneri, che dir si voglia). Ma per inquadrare ben questo periodo sono da citare le release di : “Pentecost III” degli Anathema, di “Turn Loose the Swans” dei My Dying Bride, ed infine di “Gothic” dei Paradise Lost, forse l’esempio più fulgido di quanto raccontato fin ora.
Doom/Death Metal e Doom/Black Metal
Citiamo brevemente quanto accadde a proposito di due bands che riuscirono a fondere alla perfezione le dinamiche Doom con la feralità del Death Metal da un lato e con l’essenza sinistra e malevola del Black Metal dall’altro.
Stiamo parlando di Katatonia ed Asphyx. Degli svedesi Katatonia citiamo quella piccola gemma nera che è “Dance Of December Souls”, album caratterizzato da otto tracce che in realtà sono otto funeree divagazioni allucinate e decadenti di sinistra essenza, questo grazie anche alle vocals di Lord J. Renkse simili a tutto ciò che proviene dal background black della band.
Per ciò che concerne gli olandesi Asphyx, questi sono forse la band che più di tutte ha saputo unire il marcio verbo death e le componenti doom. A dimostrazione di questo vi è il capolavoro “Last One on Earth”, album che vive di momenti fisici e cupi raccontati dal carismatico singer Martin Van Duren, una delle voci più particolari ed intense dell’intero panorama.
Doom Metal e tecnica: i Confessor
Un esempio particolarissimo ed unico rappresentano gli americani Confessor. La band si fa notare con una serie di demo, prima di dare alle stampe il debut album “Condemned”, uscito nel 1991 per Earache Records. L’album è un concentrato di voluminosità tecnica e vocals paranoiche dal piglio malato e si contraddistingue per una dinamicità nelle ritmiche (libere al limite di spettri jazz) mai ascoltata prima in alcuna release in ambito Doom. Dopo una serie di EP la band cade quasi nell’anonimato, anche perché la miscela sonora dei Confessor è particolarissima e sembra non incontrare il favore del pubblico. Ma nel 2005 è l’album “Unraveled” a rompere gli indugi ed a porsi giusto poco al disotto della soglia qualitativa del predecessore. Dopo un DVD live nel 2006 la band si ritira in un nuovo silenzio ancora oggi non spezzato da uscite discografiche.
Doom ed estremizzazione: dai Cathedral al Funeral Doom
E siamo così arrivati al paragrafo conclusivo, ovvero quello che iniziato con i Cathedral di Lee Dorrian ci condurrà alle estremizzazioni del genere.
Nati per volontà del singer Lee Dorrian, che aveva militato nei grider Napalm Death i Cathedral rappresentano insieme l’epitaffio e l’inizio di un genere tutto. Nessuno, infatti, prima degli inglesi si era spinto oltre in ambito doom. Ma procediamo con ordine, la band si fa notare con il demo di culto “In Memorium” del 1990 ed un anno dopo ne concretizza in contenuti con la relase dell’album “Forest of Equilibrium” vero e proprio masterpiece del genere tutto. Quella dei Cathedral è una lezione fondamentale che si esplica attraverso un sound lisergico che privilegia tempi lentissimi e che si fregia del cantato sepolcrale del singer. “Forest of Equilibrium” resta ancora oggi un concentrato di grazia ed eleganza pachidermica; un baratro di sensazioni sepolcrali e visionarie. Un lavoro dove per la prima volta vi è il tributo al concetto di ripetizione così importante per lo sviluppo di tutta la scena Funeral. Dopo questo primo album nasce “The Ethereal Mirror”, un lavoro alquanto distante da quanto fatto con l’album precedente, iniziano a farsi strada influenze stoner e progressive che poi diverranno di primo piano lungo tutta la discografia della band.
È alla lezione dei Cathedral che va imputata la nascita del Funeral Doom, anche se i veri padri del genere sono i finnici Thergothon c
he con soli otto brani, contenuti nel demo “Fhtagn-nagh Yog-Sothoth” (1991) e nell’album “Stream from the Heavens” (1994) danno corpo ad un genere tutto. Descrivere quello che, musicalmente, accade con la band finnica, non è semplice, basterà dire che il sound dei Thergothon è ciò che è di più vicino ad una sensazione di trapasso e ad una atemporalità che narra le visioni di Lovercaft. Le release in questione si contraddistinguono per l’uso ossessivo di tonalità basse e di ritmiche soffocanti nel proprio continuo ripetersi; veri e propri tributi ad una contemplazione e ad un mistero insolvibile.
Il resto è storia recente, con i vari Evoken, Ahab e Longing for Dawn a fare da mattatori di quello che è forse il punto ultimo, trascurando il Drone e l’indecifrabile avanguardia dei Sunn O))), a cui è giunta la dialettica delle sonorità lente e stagnanti.