
In occasione della data romana dei Gotthard non ci siamo fatti sfuggire l'opportunità di intervistare il chitarrista Leo Leoni, riguardo al nuovo album, alla dimensione live, alla società contemporanea ed alle guardie svizzere.
H/I: Ciao Leo, ho saputo che avete avuto dei problemi tecnici e che quindi l’incontro con i fans si svolgerà più tardi rispetto al previsto. È quindi un abbattimento del luogo comune dalla puntualità svizzera o è un adeguarsi ai costumi italiani?
L. Leoni: Più che un problema tecnico è stato un problema di dogana, i doganieri italiani hanno fermato il camion e che ci vuoi fare. Diciamo che loro hanno fatto il loro lavoro.
H/I: Parliamo del nuovo album ed in particolare del titolo di questo. “Need to Believe” è un titolo forte, questo nasce in risposta a qualcosa di personale o si rivolge alla società, rispetto a qualcosa che in questa sta mutando?
L. Leoni: Io penso che la società sta cambiando, questo è vero. Quindi “Need to Believe” perché c’è bisogno di credere, anche perché oggi si ha la tendenza a credere al dio televisione a credere che non c’è più niente, che non c’è un futuro e che non c’è più pace nel mondo. Se si inizia a credere che si può far pace, di certo si può far pace. Credo che con “Need to Believe” i Gotthard hanno dimostrato di essere ancora presenti, perché abbiamo creduto di poter andare avanti, ed eccoci qua, abbiamo creduto di suonare di nuovo a Roma ed eccoci qua.
H/I: Le sonorità di questo nuovo album, pur essendo assolutamente Gotthard, sono avvolte da un feeling più oscuro, cosa puoi dirmi in proposito?
L. Leoni: Beh, perché abbiamo usato un pennarello più scuro per la copertina (risate generali..nrd). Si forse qualcosa di più oscuro c’è, ma non è nulla di nuovo per i Gotthard, ad esempio “Domino Effect” era molto più oscuro di questo ultimo album. Sai com’è, nella vita non va mai tutto bene, e se non va tutto bene si ha la tendenza a trasmettere anche nella musica quello che si sente.
H/I: In sede di recensione ho scritto che questo nuovo album evidenziava una costante, quella che attraverso dischi sempre qualitativamente elevati mostrava il rispetto che i Gotthard hanno sempre nei confronti degli ascoltatori. A questo punto ora da voi ci aspettiamo un disco brutto, quando arriverà? (risate generali)
L. Leoni: Speriamo il più tardi possibile, il disco brutto sarà quello dove inserirai il cd per ascoltarlo e non ci sarà niente sopra. Penso che rispetto agli ascoltatori e soprattutto per rispetto a noi stessi, cerchiamo sempre di dare il meglio album dopo album. Anche perché un fan deve essere orgoglioso di quello che produce la propria band.
H/I: Come vivono i Gotthard la dimensione “live” rispetto a quella in studio?
L. Leoni: Per i Gotthard sono molto impostanti entrambe le situazioni perché non devi mai lasciare le cose al caso. Dal vivo spesso vi è una attenzione maggiore perché dal vivo è come dire…una sorta di biglietto per il futuro, purtroppo i dischi si venderanno sempre meno e quindi orami il disco è divenuto il veicolo promozionale per fare il tour. Una volta era l’inverso, ma in un certo senso è anche una mezza fortuna, sai dal vivo non puoi imbrogliare. È come la legge della giungla, resteranno i più forti.
H/I: Quindi è questa dimensione live, che farà da spartiacque tra le bands reali e quelle costruite in studio?
L. Leoni: Non so se divide le une dalle altre, dico solo che chi sa fare il proprio mestiere continuerà a lavorare.
H/I: Quindi possiamo dire che la musica è una delle poche isole felici ove non contano le raccomandazioni, ma tutto va dimostrato sul campo?
L. Leoni: La raccomandazione purtroppo ci sarà sempre da che mondo è mondo e da quando hanno inventato il soldo. Però cammin facendo ti rendi conto che sei valido vai avanti, perché chi è raccomandato primo o poi cadrà.
H/I: cosa dobbiamo aspettarci dal concerto di stasera?
L. Leoni: Beh, un concerto dei Gotthard, in un club un po’ piccolino, però dai daremo il massimo per riuscire a coinvolgere la gente. L’ultima volta non siamo potuti passare da Roma per problemi di salute di Steve e quindi cercheremo di rifarci. Penso che chi conosce i la band sarà contento, ma anche coloro che non la conoscono lo saranno perché sarà uno show da guardare. Certo, qui per problemi di spazio non abbiamo potuto allestire il palco come facciamo di solito, ma sono convinto che tutto andrà per il meglio. Inoltre verranno a vederci le guardie svizzere, visto che noi oggi siamo andati a trovarli in vaticano.
H/I: Ecco, come è andata con le guardie svizzere?
L. Leoni: E’ stato bellissimo, abbiamo potuto visitare i giardini e la loro sede. Una giornata da ricordare sicuramente. Il papà non lo abbiamo incontrato, ma sicuramente chiederà di noi (risate collettive…ndr)
H/I: In base a cosa scegliete i pezzi da suonare dal vivo, in base alle aspettative del pubblico o in base ai vostri gusti personali?
L. Leoni: Sai, ormai sono talmente tanti anni che suoniamo che potremmo fare parecchie scalette differenti. Però ci sono dei pezzi che devi suonare, perché il pubblico li aspetta. Quindi vi saranno i classici cavalli da battaglia con una manciata di nuove songs.
H/I: Conversando prima è venuta fuori una realtà tutta attuale, ovvero quella che vede oggi il disco come veicolo per la realizzazione di un tour. Quindi quando componete lo fate pensando a come suoneranno i brani dal vivo? E se si, questo incide sulla creatività?
L. Leoni: Si, quando scrivi un pezzo ti devi rendere conto di cosa succederà dal vivo, questo è chiaro. Devi fare in modo che la tua creatività sia attuabile. Perché è bello scrivere e lasciare tutto alla creatività e lasciarsi trasportare da questa, puoi registrare cori e altro in studio e poi dal vivo cosa fai? O vai in giro con le basi pre-registrate oppure cerchi di moderare il tutto per presentarlo fedelmente dal vivo.
H/I: Cosa ti caratterizza come musicista oggi?
L. Leoni: Quello che mi fa andare avanti è il fatto che tu oggi sei qui a farmi domande su quello che faccio. Vuol dire che la gente è interessata alla mia musica. E poi abbiamo ancora tante storie da scrivere e tanto da comporre e.. andiamo avanti.
H/I: Vi vedremmo dal vivo al sud Italia?
L. Leoni: Guarda non so risponderti. Il problema è un po’ il sistema, non riesci mai a capire da che parte devi stare, da che parte devi andare. Bisognerebbe trovare qualcuno che ti apra la strada in maniera corretta. Quello che voglio dire è che non è che non suoniamo al sud per cattiva volontà della band.
H/I: Un saluto ai lettori di Heavy Impact?
L. Leoni: Un caloroso saluto da Leo e dai Gotthard, ci si vede on the road.