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Quando si parla di Death Metal non si possono non includere tra i nomi di maggior spessore del genere tutto, gli svedesi Grave. Il batterista Ronnie Bergerståhl ci racconta del nuovo album "Burial Ground", del peso storico della band e dei predicatori religiosi da fermare.

 

H/I: Salve e benvenuto su Heavy Impact. Sono passati due anni dal precedente "Dominion VIII", quali sono le aspettative che accompagnano ogni vostra release?

Ronnie Bergerståhl: Ovviamente ci auguriamo di aver scritto un nuovo killer-album, cercando di non ripeterci ed allo stesso tempo, di mantenere intatto il trademark dei Grave che può esser visto come una puttana (ride..ndr). Fortuna per noi che non perdiamo tempo a pianificare le uscite, quello che facciamo è solo scrivere il materiale ed assemblarlo prima della registrazione. Due anni sono un periodo abbastanza lungo e noi non siamo una di quelle band che scrive il materiale durante il tour o che scrivono il materiale in anticipo; un modo stranissimo di lavorare per me. Non mi piacerebbe essere già stanco delle canzoni prima di registrarle. Tornando a noi, quello che facciamo è solo cercare di fare sempre il miglior album possibile, e ti assicuro che non l’avremmo fatto se avessimo avuto il minimo dubbio riguardo ad esso.

 

H/I: Come mai avete scelto come titolo “Burial Ground”, ci sarà forse un ritorno verso sonorità maggiormente cupe e soffocanti?

Ronnie Bergerståhl: No, no, nulla di tutto questo. È stato Ola a scegliere il titolo, esso non ha un senso profondo, ma ha una certa assonanza associativa con il moniker Grave, questo è tutto.

 

H/I: Quanto è difficile scrivere un album per un nome storico della scena Death Metal quale voi siete, o meglio il “peso della storia” è qualcosa che espande o restringe il processo compositivo?

Ronnie Bergerståhl: Entrambe le cose. Da un lato, rende difficile esplorare nuovi territori sonori ma questo è anche un vantaggio. Nessuno si aspetta dai Grave un album che non suoni come da tradizione. Se avessimo incorporato melodie in vena Maiden o qualcosa di comunque distante, tutti i nostri supporters avrebbero detto: “cosa diavolo hanno combinato?”

Quindi il peso di cui parlavi rende più facile fare un buon album, diciamo “alla Grave”. Non siamo una band nata per rompere gli schemi, noi siamo una band nata per suonare tanto sano e pensante Death Metal e lo facciamo benissimo. È come accade per i Bolt Thrower, loro non hanno mai rilasciato un album che suonasse diverso dal precedente, ma è quello che la gente si aspetta e nessuno la fa meglio di loro.

 

H/I: “Burial Ground” è il nono album per i Grave, c’è una tradizione numerologica medioevale che associa al numero nove il concetto di perfezione. In questa ottica, è lecito aspettarsi un vero e proprio masterpiece?

Ronnie Bergerståhl: Hehehe… sarei davvero contento se fosse così. Direi che abbiamo concluso l’album nel miglior modo possibile. Speriamo di continuare su questa scia per molti anni ancora, perché sento che abbiamo molta musica dentro di noi da condividere.

 

H/I: Come sono stati per te questi ultimi quattro anni nella band?

Ronnie Bergerståhl: Sono molto orgoglioso di ciò che ho realizzato fino ad ora. Davvero mi sento pienamente soddisfatto di essere nei Grave e di aver avuto la possibilità di suonare tante vecchie songs, lo faccio sempre con estremo piacere.

 

H/I: Quali sono le tematiche affrontate dall’album

Ronnie Bergerståhl: I temi non hanno un significato nascosto o altro, sono espliciti e diretti come sempre. Sono tutti sulla scia di quanto fatto con “into the Grave” e quindi sono contro la religione, la corruzione e roba simile. Stanno accadendo così tante cose strane oggi, vi sono così tanti gruppi religiosi organizzati, e quindi questa è la nostra risposta.

 

H/I: I Grave soddisfano tutti i tuoi impeti musicali o pensi che il Death Metal sia un genere abbastanza restrittivo per un musicista?

Ronnie Bergerståhl: Per quanto mi riguarda, io suono anche in altre bands come: Demonical, World Below e Triton Enigma, in più ci sono tanti differenti progetti in corso, e questo fa in modo che io abbia sempre delle nuove idee. Per quanto riguarda gli altri, beh, Ola ha il suo progetto Black Metal Grey Heavens. Hanno un suono simile ai vecchi Satyricon ed ai Craft a cui si aggiunge il suo tocco personale, piuttosto progressivo; teneteli d’occhio.

Comunque, tutto dipende dal fatto di essere soddisfatti o meno di suonare un genere estremo. Beh è normale che se questo non ti soddisfa, il Death Metal, come ogni altro genere, è restrittivo.

 

H/I: Avete già pianificato un tour per supportare il nuovo lavoro?

Ronnie Bergerståhl: Non lo abbiamo ancora pianificato del tutto. Naturalmente ci sono delle offerte interessanti che stiamo valutando al momento. Spero di essere spesso in tour questo autunno e mi piacerebbe anche tornare a suonare in Italia. Le tre tappe che abbiamo fatto lo scorso anno con Nile e Krisiun, sono state tra le migliori del tour.

 

H/I: Un vecchio album dei Brutal Truth recitava: Extreme Conditions Demand Extreme Responses" (condizioni estreme richiedono risposte estreme). Suonando un genere estremo come il Death Metal si trovano le risposte alle attuali condizioni che il mondo oggi richiede?

Ronnie Bergerståhl: In un certo senso sono d’accordo. Ma non ho mai capito le persone che sono costantemente arrabbiate con il mondo. Naturalmente nella società di oggi vi è molta stupidità. Penso che il dare troppo potere alle persone sia stato un errore, spesso questi parlano alle persone più deboli di cose idiote e li imbottiscono di stupidità. Come accade per i predicatori religiosi e per i vari leader delle differenti religioni. Essi devono essere fermati, ma sicuramente un album Death, Black, Thrash o Grind che sia non aiuta a far questo. A mio parere si possono scrivere testi su questi problemi, ma pretendere che da ciò le cose cambino è ridicolo.

Io odio i gruppi come i Rage Against the Machine che mettono il proprio credo personale in musica. Lo stesso vale perle band cristiane e per quelle sataniste. La musica è intrattenimento, per me, e nient’altro. È come andare al cinema a vedere un film, la stessa cosa.

 

H/I: Bene Ronnie, puoi chiudere l’intervista come meglio credi.

Ronnie Bergerståhl: Innanzitutto vorrei ringraziare te ed i supporters italiani che ci hanno sostenuto lo scorso autunno a Milano, Roma e Rimini. Abbiamo trascorso tre giornate fantastiche. Tenete d’occhio il nuovo album “Burial Ground” che a breve uscirà. Spero di vedervi tutti in tour. Saluti. 

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