
L'intervista a Joey Vera era un'appuntamento a cui tenevo da tempo, per tutto ciò che gli Armored Saint hanno rappresentato per la scena heavy, e per quella attitudiine volta a restare lontana da finti clamori, attitudine che anche in questa intervista viene fuori in maniera lampante. Un'intervista in cui si affrontano temi legati i Saint, alla carriera solista di Joey e al ritorno discografico di una delle band più mature e più sottovalutate della scena metal statunitense.
H/I: Ciao Joey e benvenuto su Heavy Impact. Come stai e a quanti progetti stai lavorando al momento?
J. Vera: sto bene grazie. Al momento sto lavorando al nuovo album degli Armored Saint. Entreremo in studio il 12 ottobre ’09, e si spera di poterlo fare uscire ad aprile 2010 per Metal Blade. Inoltre sto producendo l’album dei Mother Superior, un ottima band.
H/I: Distacchiamoci un po’ dai Saint e parliamo del tuo ultimo lavoro “A Chinese Firedrill”, cosa puoi dirmi in proposito?
J. Vera: “A Chinese Firedrill” è il mio secondo album da solista, ed è stato pubblicato da Prog Rock Records. Si tratta di un lavoro molto influenzato dalle mie radici prog-rock, queste provengono dagli anni 70 e chiamano in causa: Peter Gabriel, Pink Floyd e Jethro Tull, ma vi sono anche molte influenze moderne provenienti dai Tool. Nell’album suono tutti gli strumenti e canto anche, è stato davvero molto bello comporre e registrare il tutto.
H/I: Potresti preannunciarmi qualcosa rispetto al nuovo album degli Armored Saint?
J. Vera: Per quanto riguarda il nuovo album dei Saint, beh ci siamo prefissato un unico scopo, quello di scrivere delle buone canzoni. Ci saranno delle parti molto heavy e alcune delle nostre influenze provenienti dagli anni 70. Per farla breve, vi saranno dei richiami all’hard 70 e rimandi blues miscelati a chitarre molto pesanti. Ma in realtà solo l’ascoltatore potrà darci ragione o meno.
H/I: Quale fu la reale causa dello scioglimento degli Armored Saint, il problema legato alle scarse vendite o la decisione di Bush (il cantante della band, ndr..) di entrare negli Anthrax?
J. Vera: Diciamo che sono state entrambe le cose. Dopo l’uscita di “Symbol Of Salvation”, c’erano molti problemi all’interno della band. E questo aver problemi dopo dieci anni dalla nascita della band ci sottopose ad una forte pressione. Per non parlare del fattore musica, questa stava cambiando drasticamente nel 1992. Ma quando John ricevette l’offerta, beh quella fu la goccia che fece traboccare il vaso.
H/I: Cosa pensi del music business, e quanto questo può definirsi un buono o cattivo movente sulla carriera di un musicista “alternativo”?
J. Vera: Negli anni 80 era difficile essere un musicista alternativo, ma lo è ancora di più adesso. Perché ci sono tante persone che vogliono fare i musicisti di successo. L’unico vantaggio è che ora ci sono nuovi modi per farsi conoscere, come internet ad esempio.
H/I: Il migliore e il peggiore momento vissuto con i Saint?
J.Vera: Il migliore è stato quando abbiamo suonato per la prima volta in Europa dopo undici anni di inattività, al Wacken. Il peggiore è senz’altro la morte di Dave Prichard (chitarrista dei Saint, ndr..) a causa della leucemia.
H/I: Nel 2006 avete suonato in Italia all’Evolution Festival, che ricordo hai del pubblico italiano?
J. Vera: Il pubblico italiano è molto caloroso ed appassionato di musica, vorrei che da per tutto ci fosse un pubblico come il vostro.
H/I: Se fossi tu a porre le domande cosa chiederesti a te stesso?
J. Vera: Come mai dopo venticinque anni fai ancora questo?
H/I: Vuoi lasciare un messaggio ai lettori?
J. Vera: Volevo ringraziare tutti per il supporto che date alla band e in generale alla musica. Saremmo nulla senza di voi, grazie!