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News, Interviste, Live Reports Interviste Kill The Easter Rabbit: Apokatastasis-Tutto torna
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Questa volta sulle pagine di Heavy Impact a parlare sono Lorenzo ed Emanuele, rispettivamente cantante/chitarrista e bassista, dei Kill The Easter Rabbit autori di un esordio discografico di alta qualità, Apokatastasis. Società, Uomo, Filosofia e Musica, sono solo alcuni degli spunti emersi in questa chiacchierata che svela un maggiore spessore del loro lavoro, oltre a quello musicale.

 


 

H/I:Salve ragazzi e benvenuti su Heavy Impact, senza indugi vorrei passare ad una domanda che credo  vorrebbero porvi un po' tutti coloro che vi conoscono come band: A cosa si riferisce il titolo del vostro album?

Lorenzo: Apokatastasis è una parola di origine greca che sta a significare la ricostituzione o il ristabilimento di una situazione primigenia. Compare per la prima volta nei frammenti di Crisippo un filosofo del primo stoicismo e indica il ristabilimento dell'allineamento cosmico originario e da qui un processo infinito di eterno ritorno dell'equilibrio cosmico primigenio; poi la filosofia cristiana in particolare nella sua derivazione neoplatonica ha inteso con apokatastasis il ritorno delle anime all'Uno a Dio dopo il giudizio universale ma è generalmente il processo mediante cui i molti si ricongiungono all'Uno originario. Tutto questo impianto storico etimologico che c'è dietro le parole mi ha sempre interessato, ma non come semplice curiosità intellettualistica (quella la lasciamo ai gruppetti indie noi non siamo così fighi), ma perché spesso le parole possono rappresentare metaforicamente una tua situazione interiore. In un particolare momento della mia vita avevo bisogno di un ritorno verso me stesso, verso il mio nucleo più originario per ripensare a tutto ciò che mi sta intorno, un processo di immersione all'interno di me stesso e di messa in discussione della realtà che mi circonda. Penso che appunto questa situazione sia un pò un movimento universale che ognuno (spero) fa nella propria esistenza, un continuo eterno ritorno verso se stessi di messa in discussione dei propri paradigmi esistenziali in vista di un qualcosa di più autentico, di più originario.

 

H/I: C'è una qualche connessione tra questi e la vostra musica?

Lorenzo: Allora la musica nasce nel nosto processo di scrittura sempre prima, questa poi serve come base per la scrittura di un qualcosa a livello testuale che sia sensato o che quantomeno mi rappresenti, direi che più che altro la connessione tra musica e testo c'è ed è fortissima, ma più che altro a livello inconscio visto che musica e testo definitivo vengono scritti in due momenti differenti, magari anche a mesi di distanza. Anche se non definirei “Apokatastasis” un concept album è pur vero che tutte le liriche ruotano intorno a una situazione emotiva originaria da cui sono nate sia la musica sia i testi anche se sono stati scritti tutti in momenti differenti.

 

H/I: testi delle vostre canzoni sono molto cupi e di impronta critica verso svariate cose; ad esempio“Twilight Of The Idols” mi è sembrata essere una traccia molto ironica, sembrate fare il verso a coloro che vivono di “Star System” e l' unica cronaca che leggono è quella che riguarda queste persone. Voi non siete comunque dei potenziali Idols? Con chi o cosa ce l'avete?

Lorenzo: Inizio a risponderti dall'ultima domanda...Noi “idols”? ma se non so nemmeno quante copie riusciremo a vendere... per questo non c'è alcun pericolo, è più probabile che il Napoli vinca la Champions l'anno prossimo (e me lo auguro con tutto il cuore). No io non ce l'ho contro lo Star System musicale non mi interessa e mai mi interesserà e anche se ho “solo” 23 anni non penso ne farò mai parte, è quanto di più lontano dalla mia impostazione, e poi di quale Star System si parla dei Kiss o di politici e puttanieri vari? È ovvio che i primi mi piacciono e I secondi li appenderei tutti a testa in giù... In generale Twilight of the idols è una traccia ispirata al Crepuscolo degli idoli di Nietzsche dove è descritto il processo di ascesa e caduta degli ideali ascetici (platonismo e la sua volgarizzazione che è il cristianesimo), e del “mondo vero”(ossia il mondo delle idee morali, degli ideali assoluti),che ha portato a un progressivo decadimento della metafisica e alla morte di Dio. L'idea normativa di Dio come principio della morale comportava un alienazione e un differimento dell'esistenza nella sua dimensione più vitalistica in un aldilà promesso e al contempo una negazione e soppressione di tutto ciò che c'è di vivo e spontaneo nell'essere umano. Ora il problema è che la morte di Dio ha portato alla sostituzione di questi con l'uomo e addirittura ai giorni nostri con la santa trinità Capitalismo-Tecnica-Scienza, facendo ripiombare l'uomo in quello stato di subalternità che prima aveva nei confronti di Dio, buffo vero? In generale penso ci sia bisogno da parte di tutti di un ritorno all'“autentico” originario, per spezzare questo circolo vizioso che ha portato l'uomo ad essere prima servo di dio e ora la più preziosa delle merci. Di questo parlano Twilight of the idols e anche Blind King, anche se il più diretto e critico nei confronti della società resta il testo di Blind King. Sicuramente l'elemento critico-ironico è un ingrediente principale dei nostri testi e di noi proprio come persone almeno parlo per me ed Emanuele... levateci l'ironia e cosa ci rimane? É necessaria per avere un minimo di distacco da tutta la “munnezza” che ci circonda (sia in senso metaforico che fisico).

 

H/I: E per quanto riguarda Silent Hour? Sono solo echi romantici?

Lorenzo: No non lo vedrei come un testo romantico, o forse non l'ho concepito come tale, è anche questo ispirato a un passo dello Zarathustra di Nietzsche “L'ora senza voce” e parla di una situazione di smarrimento e angoscia quando sai che la vita impone scelte dure, difficili e indifferibili e non si ha abbastanza forza per affrontarle o per prenderle, una situazione di paura e spaesamento che però non si può tradurre in immobilismo, bisogna agire sempre anche se questo può essere doloroso, questa è la nostra disposizione autentica e originaria e ciò ovviamente può richiamare anche qualche suggestione romantica.

 

H/I:Rimanendo in tema testi: potete farci una breve panoramica su ciò che vi ha ispirato nel scrivere le vostre canzoni?

 

Lorenzo: In generale sono una spugna (e non solo perchè mi piace la birra) nel senso che mi lascio ispirare da tutto ciò che mi circonda dal mondo in tutte le sue sfaccettature, vita vissuta, letture, ma anche odori, immagini, insomma tutto ciò che riesce a toccarmi nel profondo sia a livello sensoriale che spirituale. Poi queste suggestioni vengono sintetizzate nel mio incoscio e aggiunte al mio Se più profondo ed ecco che si ha l'atto creativo. In generale sfrutto delle suggestioni che mi urtano in modo quasi casuale e immediatamente mi viene da unirle per affinità o contrasto a una musica a un riff già preesistente; ad esempio in Silent hour c'è una parte recitata da Marcello Guarino di Memosyne di Friederich Hoelderlin, una sera mi capitò di leggerla e mi dissi che per affinità testuale ed emotiva ci sarebbe stata benissimo in Silent hour, poichè il testo parla di un allontanamento e la poesia di un ricordo, di un originario che si vela e disvela, di un ritorno o una ripresentazione. Poi ci sono testi più critici, quasi politici, come Blind King e Lost in Desert, rivolti contro la nostra società o almeno che parlano del mio imbarazzo e della mia nausea difronte a certe situazioni; testi più intimi come Autosuggestion e altri, sono quelli che preferisco, che mischiano tutte queste varie sugestioni insieme a tematiche filosofiche come Twilight of the Idols o Silent hour o la titletrack del disco, rielaborate in una chiave personale esistenziale. In generale tengo molto all'elemento testuale, mi piace che una canzone esprima qualcosa e pur sapendo di non essere un poeta o un genio come Layne Staley, Kurt Cobain, Peter Steele, o Hetfield, cerco sempre di esprimere qualcosa che abbia valore in primis per me, qualcosa che possa cantare con la convinzione necessaria, o quantomeno mi faccia pensare di aver scritto un buon testo, poi se qualcuno ci trova qualcosa o come hai fatto tu, trova nei testi qualcosa a cui io pur scrivendo non avevo pensato, la cosa diventa ancora più interessante.

 

H/I:Voi siete fondamentalmente una band che ha sottoscritto la causa Doom, ma comunque la vostra musica è attraversata da numerose correnti musicali: chi sono i vostri “padri” musicali?

Emanuele: Abbiamo ascoltato molta musica in vita nostra, più settoriale e meno. I Black Sabbath, i Motorhead e i Celtic Frost sono senza ombra di dubbio, i tre gruppi che ci hanno influenzato di più, come hai detto tu, i nostri “padri”. I nostri ascolti in generale vanno dall'hard rock classico (Stooges, Ac/Dc, Led Zeppelin), passando per il punk dei Black Flag fino al metal dei Judas Priest e al doom dei Saint Vitus.

 

H/I: Avete ricevuto non poche critiche di “scarsa personalità” all' uscita del vostro primo EP, ma ciò nonostante avete deciso di riprendere alcuni brani che erano contenuti in “Murdering Your Head” (Lost In Desert, Autosuggestion). Come mai questa scelta?

Emanuele: Guarda onestamente, non ricordo tutte queste critiche di “scarsa personalità” che ci sono state rivolte ai tempi di “Murdering Your Head”, quello che ti posso dire è che eravamo (ancora) più giovani, avevamo girato meno, ascoltato una gamma di musica meno ampia e in generale non avevamo ancora del tutto un'idea precisa di ciò che volevamo fare. “Murdering Your Head” ci ha aperto strade nuove davanti, ha fatto sì che potessimo incontrare e suonare con altre band italiane. Con Lost in Desert e Autosuggestion ci sentivamo ancora in debito di qualcosa, avevamo l'impressione che il discorso non era ancora chiuso, così li abbiamo ripresi, riarrangiati, registrati e riproposti.

 

H/I: Sulla nostra rivista è stato pubblicato un articolo intitolato “Il Futuro Del Metal: Una Questione Anche tua” Cosa ne pensate di questa tendenza a snobbare un certo tipo di evento live? Cosa percepite voi che siete dall' altra parte? In Italia c'è un problema di pubblico o di organizzazione/promozione?

 Emanuele: Ho letto l'articolo, è innegabile che spesso ci sia poco audience dal vivo, ed i fattori ovviamente sono molteplici. Al sud Italia è assolutamente un dato di fatto, la “scena” metal è quasi del tutto inesistente; noi viviamo in una grande città, gli eventi metal che ricorrono settimanalmente, sono popolati per lo più dalle stesse decine di persone, le tribute bands attirano inspiegabilmente più gente, non sappiamo che farci, onestamente. Indignarci ed incazzarci non ci aiuta. Però ci sono anche le note positive che noi abbiamo riscontrato, ci sono festival come lo Stoned Hand of Doom di Roma, che nonostante racchiuda un genere di musica di nicchia, la risposta del pubblico, è eccezionale (merito anche degli organizzatori, indubbiamente); quest'estate abbiamo suonato a Taranto, è stato fenomenale, molta gente, tutti coinvolti, bella festa. Quello invece che posso aggiungere all'articolo che avete pubblicato, è che i social networks spesso sono degli ottimi mezzi per pubblicizzare live, serate e concerti, ma certo, non basta.

 

H/I: Continuando su questo tema: il vostro album che feedback sta ricevendo?

Emanuele: Apokatastasis, sta avendo un buon responso, è uscito da poco, aspettiamo ancora molti commenti, le vendite sono buone. Siamo soddisfatti, per il momento.

 

H/I:Volete aggiungere altro?

Emanuele: Grazie ad Heavy Impact, per il tempo dedicatoci. Ascoltate Apokatastasis, Doom on!

 

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