Poco conosciuti qui da noi in Italia, gli irlandesi Mael Mórdha, autori di un album stupefacente come “Manannàn” si raccontano sulle nostre pagine nella figura del chitarrista Rob. Se amate i miti, le leggende e le sonorità legate alla tradizione Folk investite di Doom/Epic Metal, qui troverete ciò che fa per voi.
H/I: Salve Rob e benvenuto sulle pagine di Heavy Impact. Prima di tutto, quali sono i feedback che avete ricevuto dal nuovo album
Rob: la maggior parte sono stati davvero buoni. Alcune recensioni che ho letto sono molto interessanti, anche e a volte hanno messo in luce alcuni punti interessanti. Essere coinvolti così tanto nella nostra musica a volte può non farci vedere alcune cose, altre volte può.
H/I: “Manannàn” (titolo dl disco) è il nome della divinità irlandese del mare. Potresti raccontarmi qualcosa di questa figura mitologica e perché essa è stata scelta per dare il titolo al disco?
Rob: C’erano già numerosi riferimenti nel nostro secondo album rispetto a Manannàn, in particolare nell’ultima song dell’album "Minions of Manannán" che descrive Mael Mórdha alle prese con l’impeto del mare. Questo nuovo album segue e sviluppa questo tema. In particolare racconta di Mael Mórdha che segue lo spirito divino nel suo regno sito nell’isola di Man. Nel centro del mare irlandese.
H/I: Il vostro sound viene definito “Gaelic Doom Metal”, vi ritrovate in questa definizione?
Rob: Già prima dell’esistenza dei Mael Mórdha, quando la band era conosciuta come Uaigneas nel 1995, c’era già il problema delle definizioni di generi e sottogeneri. Così per non rimanere in ambiti ristretti non ho mai cercato di indicare un termine o una definizione per il nostro sound, ma ti dirò, questa scelta in realtà non ha funzionato.
H/I: I testi dei vostri lavori parlano del patrimonio storico, mitologico e guerresco dei vostri avi. Quale è il rapporto che avete con il vostro territorio natio, e che cosa intercorre tra la modernità e la tradizione?
Rob: In realtà, come tu hai già detto ci sono questi temi, ma anche molte tematiche personali nascoste dietro metafore provenienti dal mondo gaelico. Per quanto mi riguarda, sono molto interessato alla storia medievale irlandese e alla cultura gaelica, a partire dalla lingua al cibo, passando per gli usi ed i costumi. Sono cose che sono scomparse nel ventunesimo secolo.
In realtà il vero problema non è ciò che intercorre tra la modernità e la tradizione, ma è l’appiattimento a cui la cultura anglo/americana sta sottoponendo l’intero pianeta. Ti posso garantire che nessun irlandese si sente inglese; noi riusciamo a bere molto di più. La cosa veramente grave è che se vai in Germania o in Francia trovi un sacco di americanismi.
H/I: Suonando un genere abbastanza “ostico” come il vostro, quale tipo di risposte ricevete dal pubblico?
Rob: Il genere prende forma e senso negli spettacoli dal vivo, coloro che ci vengono a vedere in sede live risultano sempre molto coinvolti ed in generale, la risposta da parte del pubblico è buona. La nostra sfida è stata sempre quella di trasferire su disco l’energia dei live shows, e penso che man mano riusciremo a farlo.
H/I: Dall’Irlanda sono sempre arrivate bands che non hanno raccolto da parte del pubblico il dovuto consenso, magari perché messe in ombra dalla scena inglese, cosa mi dici in merito a questo?
Rob: Sono d’accordo al 100% con quanto dici, anche se credo che sia solo in piccola parte colpa della scena inglese. La vita del Metal europeo è incentrata attorno alla Germania, almeno negli ultimi 15 anni, e credo che sia diventato difficile sradicare questa “tradizione”. Ci sono gruppi qui da noi che per creatività potrebbero far vergognare una qualsivoglia band svedese, norvegese o tedesca. Il problema è che non c’è il giusto supporto dell’industria musicale.
H/I: Vuoi aggiungere qualcosa all’intervista?
Rob: Non abbiamo mai suonato li da voi in Italia, ed è una cosa che ci piacerebbe fare. Quindi se c’è qualche promoter pronto ad organizzare qualcosa per noi che si faccia pure avanti!