
Società e sovrastrutture criticate attraverso il verbo estremo.
Questa è la vera essenza del nuovo album dei Master, la seminale band voluta da Paul Speckmann. Leggete cosa ci ha raccontato, lo stesso leader, riguardo al nuovo album, al death metal e a chi dall'alto ci imbottisce di falsi bisogni.
H/I: Salve Paul, prima di tutto, mi interessava sapere come è stato accolto il nuovo album “The Human Machine”?
P. Speckmann: Beh, al momento l’accoglienza è stata come al solito, molto buona. La promozione è iniziata anche se la data di rilascio dell’album è avvenuta da poco. Questo è di gran lunga l’album più aggressivo dei Master, da molti anni a questa parte. Io tutto quello che posso fare è sperare per il meglio.
H/I: I testi dell’album criticano le sovrastrutture societarie. Come vedi il futuro delle società umane?
P. Speckmann: Naturalmente, l’uomo non ha fatto nulla per sottrarsi dal suo destino di “macchina” che lavora per i governi, in tal modo, questi stessi governi avranno sempre di più il controllo sul futuro dell’umanità. Il mondo, in questo periodo, è un triste agglomerato di affari. Se le nuove generazioni non si sveglieranno e apporteranno delle modifiche, allora la libertà sarà sicuramente un ricordo. Oggi, la sicurezza è diventata una questione così importante nel mondo, ed è per questo che dall’alto vogliono il controllo su ogni cosa. Siamo certamente in una società di schiavi.
H/I: Anche questo nuovo album, non apporta cambiamenti radicali nel classico stile dei Master. Cosa diresti a chi accusa la band di immobilismo?
P. Speckmann: I Master sono una delle bands che ha creato il genere da zero, abbiamo cloni in tutto il mondo. La band non ha bisogno di cambiamenti, per ciò che riguarda il sound. Se guardi oggi il 90% delle produzioni odierne hanno un suono pieno di artificiosità, orientato al computer. I Master suonano ancora come nel 1984, old school. L’originalità è un luogo comune delle nuove generazioni. Queste non fanno altro che ri-arrangiare i vecchi riffs ed a chiamare il tutto musica originale.
H/I: La cosa che mi è piaciuta maggiormente di questo nuovo album è la sua naturalezza. Il fatto che in un epoca di super produzioni, voi restate garanzia di diretta violenza sonora, pensi che questa sia una delle vostre carte vincenti?
P. Speckmann: Grazie amico mio. Tutto quello che suoniamo è frutto di vero sentimento. La società fa il resto. Viviamo in tempi turbolenti e questo lo si può sentire nelle tracce che abbiamo scritto su “The Human Mchine”.
H/I: Ascoltando l’album si notano non poche influenze hardcore, era quello che volevi emergesse?
P. Speckmann: I Master sono stati sempre influenzati dall’hardcore. Io continuo ad ascoltare bands come: GBH, Discharge e Minor Threat. Tutte queste bands, che ho avuto modo di vedere in gioventù, mi hanno regalato un sacco di energia, e credo che questa non mi abbandonerà mai.
H/I: Siete stati da poco in tour in Italia. Dopo molti di questi a quale audience ti senti più affezionato?
P. Speckmann: Mi sento affezionato ad ogni audience. Senza essa non c’è energia. Il Metal è uno stile di vita, tu stesso mi hai visto allo stand del merchandising nella data che abbiamo tenuto a Caserta, e quindi sai che vivo pienamente, questo tipo di scelta.
H/I: Cosa ti spinge a scrivere ed a registrare dischi?
P. Speckmann: I pensieri all’interno del mio corso. Uso la musica come strumento per diffondere il mio pensiero e le mie idee alle masse. Se almeno uno di quelli che mi ascoltano impara dagli errori del genere umano, allora ho centrato il mio compito.
H/I: Come vedi il futuro del Death Metal?
P. Speckmann: Continuerà a diffondersi come la peste, credimi amico mio.