
Dopo l’ottimo album “Arise” la band tedesca nella figura del singer Michael Seifert, prende ad esaminare l’album, la saga che ruota intorno ad esso ed il paragone continuo tra Rebellion e Grave Digger.
H/I: Ciao Michael, come prima cosa volevo farti i complimenti per “Arise”, davvero un ottimo lavoro. Quanti di voi hanno partecipato alla stesura dei pezzi?
M.Seifert: Ciao e grazie. È soprattutto Uwe a scrivere la musica e Tomi a scrivere la maggior parte dei testi. Tuttavia anche io ho partecipato a “Runes”, “Preludge” e “Ragnarok” in questo album.
H/I: Prima di proseguire l’intervista, puoi dirmi un po’ della saga “History of the Vikings” che ruota intorno all’album?
M.Seifert: Sostanzialmente si tratta di una trilogia consistente nella “sagas of iceland” che parla dell’espansione occidentale di vichinghi, dei loro re ed eroi scandinavi. La seconda è “Miklagard”, che è il nome che questi diedero a Costantinopoli. Essa descrive il viaggio dalla Svezia sul lato orientale per commerciare e fare da mercenari. La terza parte, quella attuale è “Arise” che indaga il lato volto alla mitologia, ai loro dei ed all’apocalisse, chiamata Ragnarock.
H/I: A differenza dei lavori precedenti, “Arise”, rinuncia al solito intro, ed apre l’album d’impatto con un riff semplice e potente, quasi a volersi allontanare dallo stereotipo del classico power metal.
M.Seifert: Bene, in questo senso “Arise” è differente dagli altri album. Di certo avremo potuto aprire il disco con qualche intro molto epico, ma sarebbe stato un approccio ordinario. Così questa volta, abbiamo una parte orchestrale molto epica a metà del disco e nel finale.
H/I: Sempre parlando del nuovo album, si nota molta attenzione verso la cura dei suoni (in particolare nella title-track). È stata una decisione programmata e voluta, o semplicemente fa parte dell’evoluzione artistica di un musicista?
M.Seifert: Non è stato pianificato. Uwe ha tirato fuori questa canzone, e dal primo momento è stata diversa dal nostro stile classico, ma ci è piaciuta molto. Non doveva essere la title-track, ma si è imposta al di là di tutto il resto. Penso che ci sia stato uno sviluppo musicale all’interno della band, senza per questo mettere in risalto i toni scuri, classici dei Rebellion.
H/I: Un’altra differenza con il precedente “Miklagard” è la tua voce, diventata più aggressiva, come mai questo cambiamento?
M.Seifert: Abbiamo lavorato molto con riffs bassi così anche io ho dovuto abbassare la mia voce. Volevo suonasse più vichinga e forse in alcuni punti è ispirata dal death metal. È stato semplicemente molto appropriato, un’altra ragione è che si sono troppe bands tradizionali con voci romantiche. Io penso che non ci si debba dimenticare che stiamo parlando di metal.
H/I: Data la produzione davvero eccelsa, mi parli del lato tecnico dell’album? Dai tempi di registrazione fino alla fase di editing.
M.Seifert: Adesso mi hai fregato. Posso solo dirti che ha preso molto tempo a Uwe. Lui ha fatto tutto, anche perché ha uno studio di registrazione e tutto il necessario. E questo il punto in cui la mia conoscenza del lavoro in studio termina.
H/I: L’avere all’interno del gruppo due ex componenti dei Grave Digger è forse sempre un po’ pesato per i Rebellion, visto il continuo accostamento ad essi. Pensate che con “Arise” vi siete finalmente liberati da questo paragone?
M.Seifert: Beh, è una illusione pensare che potremmo mai liberarcene. Posso dirti che possiamo suonare come B. Spears e urlare “siamo i Rebellion” e tu sentirai: “suonano come i Grave Digger”, beh questa è la vita.
H/I: Avete già programmato un tour?
M.Seifert: Ci sono molte ragioni interne alla band che non ci spingono a fare live per ora. È triste ma aspetteremo fino al prossimo anno, speriamo che nel frattempo i fans non ci dimentichino. Al prima metteremo le news sul nostro MySpace.
H/I: Per concludere. Dopo il terzo capitolo della saga cosa dobbiamo aspettarci dai Rebellion?
M.Seifert: Ora è tutto riaperto, da quando abbiamo finito la trilogia, abbiamo la possibilità di pensare a cose nuove. Ad essere onesti, non ho idea per il momento, ma penso che Tomi stia elaborando nuove idee. Certo non ritorneremo a cose passate, ma cercheremo di fare dei passi avanti. Grazie per l’intervista, divertitevi con il nostro album “Arise” e saluti a tutti i metallari italiani.
H/I: Grazie a te per la disponibilità Michael e buona fortuna.