
Una delle interviste più intense che mi è mai capitato di affrontare, questa a Sophya Baccini. Una delle artiste di maggior spicco del panorama prog intaliano, una artista che si è tenuta sempre lontana da tutto quello che era facile ed immediato in virtù di una scelta volta a premiare il fattore qualitativo e compositivo. E' un vero onore ospitare sulle nostre pagine la vocalist dei Presence che oggi, forte del nuovo album Aradia appare più forte che mai. Una intervista che è un piccolo ritratto d'artista ed ancor prima di donna.
H/I: Benvenuta su Heavy Impact. Iniziamo con il dire qualcosa riguardo il tuo nuovo album Aradia; come è nato il progetto e quali sono le esigenze che ti hanno spinto alla pubblicazione di un album da solista?
S. Baccini: Il progetto, cioè la mia attività di compositrice e pianista, esisteva nel cassetto già da molto tempo, ma lo usavo solo come una specie di miniera e fonte di ispirazione per i testi dei Presence. Il mio ruolo di cantante nella band e di autrice dei testi, ed a volte delle melodie, mi soddisfaceva pienamente. Poi a partire dal 2001, dopo la pubblicazione di “Gold”, c’è stata una lunghissima pausa durata ben sette anni in cui i Presence, per una serie di motivi che non sto qui ad elencarti, a parte una ristampa del 2003 sono stati fermi, e non c’erano nemmeno progetti a breve termine.
Io senza scrivere e registrare non so stare più di un minuto, figurati sette anni..Avevo questo tema, questo motivo che mi girava per la testa da tanto tempo, e mi sembrava molto buono.. Così un giorno mi sono seduta al piano e la musica ha cominciato a fluire quasi con una volontà propria, in maniera facile e morbida, e copiosa! A volte rimanevo al computer anche intere nottate, per tirare su le versioni digitali dei brani e non perdere il momento magico, ma era ancora poco più che un allenamento. Poi risentendo il tutto ho capito che mi piaceva sul serio, che avrei voluto veramente impegnarmi per pubblicarlo ed ho mandato una versione molto rough del primo brano, La Pietra, alla mia etichetta genovese, la Black Widow. Loro rimasero inizialmente perplessi, io dissi avete ragione, poi mi riscrissero dicendo ferma lì, non buttare niente! Come pianista e compositrice sei un’altra cosa, ma eccezionale! Figurati..mi sono accorta che in fondo non aspettavo altro..sono seguiti due anni di chilometri e chilometri macinati tra lo studio e casa mia per le registrazioni, altre nottate e telefonate fiume per tirare su il tutto..ed eccomi qui.
H/I: Visitando il tuo sito web ho letto che Aradia è un concept, potresti dirmi quali sono i temi affrontati dal concept stesso?
S. Baccini: Mi sono imbattuta per caso in questo bellissimo mito della società contadina. Aradia, figlia di Satana e della dea Diana, quindi del bene e del male contemporaneamente, è destinata a diventare la prima strega della storia umana. Mi ha intrigato innanzi tutto lo scoprire che la stregoneria è nata in Italia, cosa che davvero non immaginavo. Poi sono rimasta affascinata da questo personaggio femminile così forte, che contiene i germi di tutto il sapere e può aiutare la razza umana a redimersi poichè lei sola è in grado di rabbonire il diavolo, essendone fisicamente figlia. Non volevo però che tutto si riducesse ad una storia di streghe e sortilegi, perchè veramente è un campo troppo inflazionato e non era questo l’aspetto che volevo sottolineare. Piuttosto ho preso in prestito il nome e la sua potenza evocatrice per raccontare un concetto completamente diverso: la nascita dell'amicizia femminile, quindi di una reale emancipazione psicologica oltre che economica, che secondo me sta avvenendo ora, e soltanto ora, nella società occidentale. Può sembrare una cosa banale ma in realtà è incredibile. Una donna in grado di avere amiche, di provare quel sano sentimento di unione a volte più profondo dell'amore stesso è una donna di un altro mondo, è un'aliena, è rara. E nella sua nuova esistenza l'uomo - inteso sia come maschio che come genere umano - non ne esce svilito o sminuito, è anzi diventato un principio che soltanto adesso, dopo secoli di evoluzione, comincia a comprendere. E' un concetto, è uno stato d'animo, è l'entrata in un mondo finora proibito. Ho cambiato quindi l'accento, Aradia è diventata Aradìa, e mi sono inventata la storia di questa donna che si snoda attraverso varie epoche e stagioni, saltando qua e là nel tempo e nello spazio, e che alla fine trova la sua ragione d'essere grazie all'aiuto di un'amica, Elide, che è il suo alter ego, la sua essenza, la sua voce.
H/I: Quanto l’esperienza Presence ha influenzato Aradia e quanto questo stesso album influenzerà le produzioni future dei Presence?
S. Baccini: In vent’anni di attività come cantante dei Presence ho imparato tantissimo, ho visto come si tira su un brano, come lo si arrangia, e come lo si rappresenta, e valorizza. Parallelamente ho continuato a studiare, sia canto che teoria musicale, e durante quei famosi sette anni di inattività ho ripreso anche a suonare il piano, che ho studiato da piccola e avevo momentaneamente accantonato per dedicarmi meglio alla voce. Diciamo che quindi è stata un’influenza fortemente sentita dal punto di vista pratico, mentre ha agito un po’ al contrario dal punto di vista musicale..quando ho approcciato la mia dimensione solista mi sono accorta che era molto diversa, opposta a quello che facevo con i Presence, e questo fatto mi ha fatto piacere – ed anche a loro, aggiungo – altrimenti tra l’altro non avrebbe avuto senso, non trovi? Come poi il mio disco influenzerà la futura attività dei Presence questo non posso ancora dirlo, ma credo che nuova linfa non potrà che avere effetti positivi.
H/I: E’ innegabile che la scelta da te fatta in ambito musicale, vada premiare il fattore qualitativo rispetto a quello legato alla quantità. Quanto paga questa scelta, in una valutazione complessiva legata al fattore commerciale ed alla popolarità?
S. Baccini: Paga in termini di longevità, perché chi bada alla qualità non è particolarmente interessato alla bellezza o alla gioventù, se ci sono ben vengano, ma non sono una condizione vincolante. Quindi puoi avere anche settant’anni, e suonare da dieci o da quaranta, se sei bravo va bene così. E poi non hai il fiato sul collo, l’obbligo di fare qualcosa per forza, un disco all’anno o ogni due. Si rispettano i tuoi tempi, le tue scelte soprattutto artistiche sulle quali hai sempre l’ultima e definitiva parola. Almeno, questi sono i taciti accordi che intercorrono tra me e la mia etichetta, la Black Widow. Loro mi danno sempre dei pareri, certo, mi dicono che gli piacerebbe sentire la mia voce con questi o quegli strumenti, ma sono sempre io che alla fine decido cosa fare e come. E paga in termini di privacy, la tua vita privata non è mai intaccata, c’è una grande discrezione generale ed un grandissimo rispetto per i tuoi affari privati che non vengono mai presi in considerazione, sempre a meno che tu stesso non lo voglia e non sia tu a parlarne per primo. Questo perché l’aspetto di te che più interessa è quello squisitamente artistico, e secondo me questa è una cosa bellissima. Dal punto di vista commerciale, tutto il sistema assume la stessa lentezza, anche se ci sono le dovute eccezioni. Ci sono dei dischi dei Presence usciti nel 1992 che vendono ancora, ma a volte questo andamento può risultare esasperante, anche considerando il punto di vista economico. Insomma, se vuoi tutto subito vai a fare i provini per il Grande Fratello, è meglio..se invece vuoi durare una vita, sparire anche per dieci anni e tornare, e scoprire che non solo ti ricordano ancora ma ti amano più di prima e gli sei mancato per dieci anni allora scegli la qualità..non sarai deluso.
H/I: Quali sono le motivazioni che oggi governano il tuo essere autrice e musicista?
S. Baccini: La consapevolezza di avere qualcosa da dire, un discorso musicale soprattutto, che a me sembra molto valido e nuovo. In Italia sicuramente unico. Questa è ovviamente la mia opinione, poi sarà chi ascolta a giudicare..e chi ascolta raramente sbaglia! Io posso solo dire che sono sincera, che ci credo, come sono sempre stata sincera ed ho sempre creduto in quello che facevo nei Presence.
H/I: Può la musica, porre rimedio al lassismo culturale che sembra dilagante, oggi nel nostro paese?
S. Baccini: Certo che può, la musica è cultura. Anzi lo fa già, ma nessuno se ne accorge. Non sai da quanto tempo vado dicendo ad esempio, che l’IVA al 20% sui CD è una cosa scandalosa, come può un CD essere considerato alla stregua di un panfilo? E’ forse un oggetto di puro lusso? Un disco di Mozart o di Beethoven è qualcosa che non fa parte della cultura? C’è una confusione tremenda in giro riguardo a questi argomenti. Negli anni novanta la Ricordi (casa editrice musicale italiana) ha venduto il suo intero catalogo alla BMG (casa editrice tedesca). Sai cosa vuol dire questo? Che da allora in poi, ogni volta che in un teatro del mondo rappresentano l’Aida o Il Barbiere di Siviglia – quanti saranno? Innumerevoli, no? – una casa editrice tedesca lungimirante prende un sacco di soldi, che prima sarebbero confluiti nelle casse di una casa editrice italiana. Senza contare il valore storico di quel catalogo. Il melodramma è un pezzo dell’Italia, il suo cuore più nobile ed apprezzato in tutto il mondo. Pavarotti è stato al primo posto nelle top ten mondiali per decenni. Ma qualcuno lo ha saputo, la notizia è stata evidenziata? Invece quando Michael Jackson ha comprato le edizioni di tutti i brani dei Beatles è andata in prima pagina per vari giorni e gridando allo scandalo. Ho un rispetto enorme per Michael Jackson e per i Beatles, ma forse anche Giuseppe Verdi e Gioacchino Rossini avrebbero meritato qualche piccola attenzione, non credi? Se non altro sono lì da quasi due secoli, vivi e vegeti e più attuali che mai. E’ qui che sta la stortura..chi ha il potere di diffondere la cultura, cioè le cose qualitativamente valide non le prende in considerazione a meno che non vengano dall’estero, ma chi sta all’estero non è così stupido da incensare gli artisti di altri paesi a scapito dei propri a meno che non avvengano miracoli che fanno guadagnare tutti in egual maniera. In questo preciso momento storico, ad esempio, il prog è visto dai media come un genere obsoleto e vecchio, e tutt’al più si riserva qualche attenzione alle band storiche che si sono riunite. Molte invece non si sono mai sciolte, alla faccia dell’obsoleto, ed inoltre milioni di musicisti, giovani e meno giovani, suonano prog a più non posso, incluse le cover band. Insomma, per me il prog è la musica del futuro, anzi mi spingo oltre, dato che ha un fortissimo aspetto teatrale ed ha sempre guardato alla musica classica ed è esploso per primo in Italia piuttosto che in altre parti del mondo io ti dico che il prog è la lirica del futuro. Speriamo che se ne accorga qualcuno all’estero, così ci facciamo anche un po’ di soldi.. e la cultura tornerà ad essere la nostra inestimabile ricchezza.. Con questo non intendo dire che deve esistere solo la cultura e non il resto, voglio essere chiara. Dico che non può esistere soltanto l’una a scapito dell’altro, perché accanto a chi segue il pop ci sono milioni di persone che seguono la lirica o il prog per fare un esempio a me caro, e non è giusto, oltre che stupido, fare sempre finta che non esistano e perdere un bacino di utenza formidabile. Senza contare la formazione dei giovani..vabè, mi sa che hai toccato un tasto che mi fa diventare quanto meno logorroica..Dico solo un’ultima cosa: hai visto anche tu la partecipazione del pubblico quest’anno all’Afrakà Rock Festival, perché c’eri. Ti è sembrato un flop? C’erano nomi da TV in prima serata? Non dico altro..
H/I: Ho sempre paragonato la figura dell’artista, metaforicamente parlando, a quella di una spugna. Ovvero, artista è colui che dal proprio essere nel mondo riesce a catturare, impressioni, sensazioni e colori, ed a riproporli attraverso il proprio estro. Quanto contano e quali sono per Sophya Baccini, le fonti di ispirazione?
S. Baccini: Tutta la vita è ispirazione, il mondo è tutto da leggere e tradurre. Ho scritto il motivo di “Don’t dream that dream”, in particolare la parte del flauto per Martin Grice, ascoltando la voce e la cadenza di un venditore ambulante che proveniva dalla finestra aperta.
H/I: Distogliamo per un attimo lo sguardo dal tuo nuovo lavoro, e riprendiamo un secondo il discorso Presence. Quali sono i progetti futuri che attendono la band?
S. Baccini: Stiamo ascoltando alcune registrazioni di brani in forma acustica, una novità che potrebbe piacere a chi ci segue e ci vuole bene da tanto tempo, e potremmo farne forse un CD. I Presence come tu sai sono una band dal suono abbastanza duro, quindi questo potrebbe essere un aspetto totalmente nuovo. Intanto Enrico, che è il tastierista e principale compositore del gruppo, ha deciso di prendersi un anno sabbatico a partire da quest’estate..e noi rispettiamo la sua decisione.
H/I: Quale è il consiglio che daresti ad una giovane band, riconsiderando magari le tue esperienze passate?
S. Baccini: Non fate come ho fatto io..
H/I: Musica: espressività o perfezione tecnica?
S. Baccini: Sarebbe meglio entrambe.. Espressività all’interno della tecnica. Questo è uno dei motivi per cui mi sono appassionata al prog, tra l’altro, perché privilegia tutti e due gli aspetti.
H/I: Cosa auguri a te stessa per il futuro?
S. Baccini: Di non perdere mai la voglia di giocare, e di avere sempre le armi per poterlo fare.