
H/I: Salve e benvenuto su Heavy Impact. Potresti introdurre la band ai nostri lettori?
J. Harbinson: Salve a te ed ai lettori di Heavy Impact, sono il singer degli Irlandesi Stormzone. La band si è formata nel 2005 con l’intento di proporre sonorità classiche di matrice NWOBHM. In particolare siamo influenzati da bands quali: Saxon, Iron Maiden, Praying Mantis e Diamond Head, ecc. Gli Stormzone hanno già pubblicato un album intitolato 'Caught in the act', la formazione è composta da: Keith Harris alla chitarra, Chris Polin anch’egli alle chitarre, Graham McNulty al basso, alla batteria Davy Bates, ed alle vocals il sottoscritto. Davy ha militato anche nei Sweet Savage, leggendaria band irlandese la cui canzone “Killing Time” è stata ripresa anche dai Metallica.
H/I: Il nuovo album “Death Dealer” ha delle strutture sonore maggiormente orientate verso sonorità Heavy rispetto al suo predecessore. Cosa puoi dirmi in proposito?
J. Harbinson: Sono davvero contento che tu lo abbia notato, volevamo che la differenza tra i due albums venisse fuori in modo netto. Quando la band si è formata, la formazione era diversa, il chitarrista Keith ed io eravamo gli unici membri attuali della band coinvolti nelle registrazioni di Caught in the act'. Prima del 2005 (anno in cui gli Stormzone si formano..ndr) eravamo in tour come tribute band di Iron Maiden e Whitesnake, e con i proventi di quei live shows abbiamo provveduto a registrare l’album. Volevamo dodici canzoni originali per far si che il pubblico si accorgesse di noi, l’album venne fuori con un piglio molto melodico e la Escape Music lo pubblicò in Europa.
Poco dopo Caught in the act' ci rendemmo conto che avremmo dovuto reclutare nella band dei veri e propri membri a tempo pieno, e non turnisti come era accaduto in precedenza. Dopo aver reclutato gli attuali membri della band, abbiamo iniziato a scrivere il materiale per “Death Dealer” e ci siamo resi conto che tutti noi avevamo in mente qualcosa di più vicino al Metal classico che all’Hard melodico.
H/I: C’è un particolare processo che adottate per comporre musica?
J. Harbinson: Si, c’è una sorta di routine nel nostro modo di comporre. Ma non è un approccio unico. Di base scriviamo tutto in qualità di gruppo, non troverete una canzone su “Death Dealer” scritta da un singolo. Di solito siamo presso la casa/studio del bassista Graham, qui iniziamo dai riffs per poi procedere verso il bridge ed il chorus e solo quando tutti siamo convinti di quello che è venuto fuori procediamo a registrarla al pc.
Questa la modalità con cui abbiamo scritto “Death Dealer”, e penso che useremo tale procedura anche per i prossimi lavori.
H/I: Cosa vi aspettate da questo nuovo album, e cosa rappresenta esso rispetto alla vostra crescita come musicisti?
J. Harbinson: Beh, le reazioni da parte del pubblico, al nuovo album saranno determinanti rispetto ai reali progressi che possiamo fare in qualità di musicisti. Siamo stati in tour per qualche anno, ma la band è ancora relativamente sconosciuta. Noi, tuttavia, abbiamo una line-up molto coesa, un ottimo contratto con la SPV ed una lunga serie di amici pronti ad aiutarci in ogni circostanza.
A causa dell’uscita del disco, abbiamo perso l’opportunità di comparire nei grandi festival estivi. Non mi importa cosa accadrà noi andremo avanti e faremo di tutto per migliorarci.
H/I: Quali sono gli argomenti affrontati dai testi dell’album?
J. Harbinson: L’album ha tre temi principali. Il titolo “Death Dealer”, che è anche la prima traccia del cd e la prima delle quattro canzoni che racconta la storia di un guerriero medievale, che ottiene una forza incredibile grazie all’armatura che indossa. ‘Death Dealer’, ‘Stand up and fight’, ‘The chosen one’ e ‘Legend carries on’, narrano la storia della sua origine, delle battaglie, dell’inganno, della rovina finale e della rinascita. ‘Secret gateway’, The memory never dies’, e ‘Final journey’, narrano del finire del guerriero in un manicomio e delle presenze che qui questi incontra. ‘World of sorrow’, ‘Labyrinth’ e ‘Wasted lives’, sono metafore di vita dei membri della band. ‘Greatest sacrifice’, si focalizza sugli orrori della prima guerra mondiale. Le tracce non sono messe in un determinato ordine di esecuzione, e sarà interessante vedere se l’ascoltatore riuscirà a seguire le varie vicende dell’album.
H/I: State pianificando un tour per supportare l’album, e se si, vi sarà qualche data anche qui da noi in Italia?
J. Harbinson: Il contratto con la SPV ci ha aperto un sacco di possibilità e siamo molto fiduciosi che “Death Dealer” ci farà guadagnare il successo per far si che potremmo essere in tour in tutta Europa. È un momento molto importante per gli Stormzone e non è da escludere, in futuro, qualche data italiana.
H/I: Vuoi aggiungere qualcosa che non è emerso nel corso dell’intervista?
J. Harbinson: Vorrei aggiungere che, gli appassionati di Heavy Metal in Italia sono molto importanti per noi e non vediamo l’ora di ripagare la fiducia, che spero ci darete, con la nostra energia on stage. Inoltre volevo ringraziare te ed i lettori di Heavy Impact, grazie per avermi concesso questa opportunità.