
Autori di un album straordinario come "Oionos", i romani The Foreshadowing, si impongono come una delle realtà di maggior spicco compositivo, in ambito Doom dai forti connotati emozionali, del panorama tutto. In questa intervista, il tastierista Francesco Sosto ci racconta della genesi dell'album, delle tematiche in esso trattate e della condizione culturale odierna della nostra penisola.
H/I: Benvenuto su Heavy Impact. Dando uno sguardo sia sul web che sulla carta stampata i feedback del nuovo album “Oionos” sono davvero ottimi. Vi aspettavate tale accoglienza per questo lavoro?
F. Sosto: Ciao e grazie per il benvenuto! Eravamo certi che Oionos fosse un album migliore rispetto a Days of Nothing, anche se in realtà da questo album ci aspettavamo pareri discordanti visto che lo ritenevamo un album più difficile da ascoltare e quindi non aveva l’immediatezza del nostro debut album. Poi abbiamo constatato che effettivamente è stato molto apprezzato dalla critica e le recensioni sono state in linea di massima tutte estremamente positive.
H/I: Mi sveli cosa si cela dietro il titolo “Oionos”?
F. Sosto: Oionos è una parola che deriva dal greco antico e significa “uccello predatore” o “avvoltoio”. Era l’uccello che gli antichi greci osservavano per predire il futuro e di solito quando arrivavano portavano cattive notizie. Oionos infatti significa anche “cattive notizie” o “presentimento”, proprio come il nostro monicker. Data la molteplicità di simbologie che presentava il termine, abbiamo deciso di adottarlo come titolo dell’album.
H/I: Da dove è nata l’idea di fondo per le tematiche trattate nel nuovo album, e quanto queste sono metafore della attuale condizione umana?
F. Sosto: L’ idea di questo album è in un certo senso una prosecuzione di quella del primo, anche se in realtà la metafora dell’apocalisse è qui inquadrata in un ottica diversa. In questo album l’abbiamo simbolizzata con l’idea dell’esplosione nucleare e della bomba atomica, l’ispirazione l’abbiamo tratta probabilmente dopo aver visto film come “The Day After” o il bellissimo “The Road”.
H/I: In che tipo di categoria espressiva, secondo voi, può essere collocata la proposta sonora dei The Foreshadowing?
F. Sosto: Francamente non amiamo tanto trovarci delle “etichette” per classificare la nostra musica, per noi è la musica dei Foreshadowing, che prende certamente spunto da gruppi gothic Doom Metal, ma che ha delle sue caratteristiche peculiari. Ci incuriosisce tuttavia molto come siamo stati etichettati recentemente dando uno sguardo alle ultime recensioni su Oionos, si è parlato molto di una nostra proposta dark/doom metal, in alcuni casi ho sentito anche parlare di “progressive”.
H/I: È innegabile che la scelta di riproporre il classico di Sting “Russians” è un segnale evidente di maturità, sia per ciò che concerne la “distanza” tra la song in questione egli stilemi classici del vostro genere di riferimento, sia per le tematiche che il brano tocca, che non esulano l’ascoltatore dalla riflessione. A chi è rivolta tale scelta e quanto del pensiero della band vi è contenuto?
F. Sosto: Credevamo che in Russians ci fosse molto del pensiero dei The Foreshadowing, in particolare per quanto riguarda questo album, ecco perché l’abbiamo scelta. Chi l’ha ascoltato avrà notato che ci sono molti riferimenti ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki ed alla guerra fredda tra Usa ed Urss, per cui i nostri argomenti coincidevano in maniera sorprendente a quelli trattati dal celebre brano di Sting. Ecco perché ci siamo sforzati molto nell’intento di riuscire a realizzare una cover che fosse il più vicino possibile al nostro stile, al punto da risultare un brano in linea con gli altri dell’album, e devo dire che l’esperimento ci è riuscito piuttosto bene. Probabilmente ci ha aiutato molto oltre che il tema anche la forte componente dark di questa canzone.
H/I: Può la musica, non legate la facile consumo, porre rimedio al lassismo culturale che sembra ormai dilagare nel nostro paese?
F. Sosto: Personalmente parlando, nutro un profondo disprezzo e disgusto per questo posto in cui vivo. L’Italia è un paese orrendo per come la cultura viene gestita, ed è una vergogna che si sia ridotto in questo modo, considerando che ha una tradizione e una storia culturale invidiabilissima da chiunque in qualsiasi settore culturale. Io credo che ogni nazione sia ad immagine e somiglianza della gente che la governa, e chi ha un minimo di onestà intellettuale è perfettamente conscio del bassissimo livello culturale (e morale) dei nostri politici, per cui non ci stupiamo affatto che le cose in Italia vadano in questo modo. Purtroppo quelli come noi che fanno della musica non legata al facile consumo, come giustamente tu stesso hai puntualizzato, sono delle “mosche bianche” e difficilmente o in parte potrebbero porre rimedio a questa situazione, poiché la nostra scena non viene supportata in maniera adeguata. Non mi dilungo oltre perché l’argomento è vasto e andrebbe ancora più approfondito.
H/I: Supporterete l’album con un tour? In caso positivo avete già fissato un probabile calendario?
F. Sosto: Ovviamente sì , soprattutto perché non abbiamo avuto la possibilità di supportare Days of Nothing con un tour, e questo per noi è stato un profondo rammarico. Attualmente stiamo valutando alcune proposte interessanti ma è ancora troppo presto per parlarne, vedremo cosa succederà.
H/I: C’è qualcosa che non è emerso in questa intervista e che vuoi aggiungere?
F. Sosto:Vorrei solamente aggiungere l’invito all’audience metal italiana di supportare maggiormente la propria scena musicale. Ti ringrazio per le interessanti domande che hai posto. Ciao!