
Fabio Bellan e Omar Roncalli ci svelano tutti i particolari del nuovo album "Nero Enigma" e ci conducono attraverso il concept che vede come protagonista l'ascoltatore.
H/I: Salve ragazzi e benvenuti su Heavy Impact. Quando è come è nata l’idea del concept di “Nero Enigma”?
O. Roncalli: Beh, l’idea del concept era qualcosa che avevamo già nella testa da qualche anno, già dai tempi di “As We Die Alone”, ma era un periodo dove il mercato abbondava di concept album e quindi, siccome non piace standardizzare troppo le cose, abbiamo colto l’occasione per festeggiare anche i dieci anni di band per proporlo. L’idea del concept e del serial killer (il protagonista, ndr..) non ha una sola fonte di ispirazione, ma è frutto di molteplici imput: letteratura, tv ecc…
H/I: Dal punto di vista strettamente musicale, il nuovo album, pure essendo, in pieno, un lavoro dai tratti Doom, è meno “chiuso” rispetto agli stilemi classici del genere, cosa potete dirmi in proposito?
F. Bellan: Questa è una cosa di cui andiamo abbastanza orgoliosi, perché non è facile fare un album Doom con delle dinamiche tali da risultare appetibile anche a chi non ascolta il genere. E poi un'altra cosa che ci ha colpito è che i primissimi feedback, anche da parte di gente “integralista”, sono stati ottimi. Beh e questo ci ha fatto enormemente piacere, anche perché è non stato semplice far combaciare le due cose, nel senso di riuscire ad uscire un poco dai classici canoni Sabbath, Candlemass, restando sempre nel genere. È un album che sicuramente lascerà il suo segno.
O. Roncalli: diciamo che l’impronta rimane comunque Thunderstorm-style, perché nel nostro piccolo cerchiamo sempre di dare un taglio personale, anche se questa può essere un arma a doppio taglio. Non ci siamo imposti nessun limite per questo album, quello che sentivamo è stato messo dentro, senza stare a considerare che fosse Doom o meno. Se volessimo fare un paragone, questo album è simile al salto che i Cathedral fecero con “The Ethereal Mirror”, ovvero, sviluppando stilemi classici in senso personale.
H/I: L’album è un concept, ed in merito a ciò volevo sapere se la storia aveva una differente chiave di lettura oltre a quella diciamo così “romanzata”.
O. Roncalli: Il protagonista principale è un serial killer, ma protagonista è anche l’ascoltatore dell’album, perché deve capire il modus operandi del serial killer. Quando arriverà la release date dell’album, metteremo online una casella di posta elettronica dove ognuno potrà provare a risolvere l’enigma. Naturalmente gli indizi per risolvere lo stesso enigma, sono nascosti nei titoli, nei testi e nell’ultima traccia “Modus Operandi”. Ritornando al discorso di prima; siccome abbiamo aspettato qualche anno per fare un concept, volevamo che questo fosse qualcosa di particolare, qualcosa che riuscisse a coinvolgere in maniera piena l’ascoltatore.
H/I: Ogni volta che una band rilascia un album, questo porta con se delle aspettative. Quali sono le vostre aspettative rispetto a “Nero Enigma”?
F. Bellan: Come dicevo, i primi feedback son molto soddisfacenti e quindi le cose sembrano girare per il verso giusto, anche le reazioni da parte del pubblico sembrano abbastanza favorevoli.
H/I: Potremmo definirlo un album cruciale per i Thunderstorm?
O. Roncalli: Diciamo che ogni nostro album è stato cruciale, quando facemmo uscire il primo album eravamo in pieno clima power metal, per il secondo siamo andati in sala prove a registrare senza batterista ecc. Ogni album è stata una sfida per noi stessi. Beh e poi è naturale che ci fa piacere ricevere il riscontro positivo del pubblico.
H/I: Una delle cose che maggiormente mi sono piaciute dell’album è quel mood di fondo fosco, quasi teatrale. Ciò è venuto fuori in modo naturale o volevate dare questa impronta al disco?
F. Bellan: Il tutto è venuto fuori nel modo più naturale.
H/I: Distogliamo per un attimo lo sguardo dai Thunderstorm, so che tu (Fabio) stai lavorando ad un progetto solista, cosa puoi dirmi in proposito?
F. Bellan: Il progetto si colloca in una direzione opposta a quella dei Thunderstorm, è un progetto Doom Metal, lo chiamerei ultra-doom. È un qualcosa di quadrato, di integralista al massimo. È stato registrato con vari ospiti, della scena doom bergamasca e sicuramente avrà un seguito anche dal vivo, perché sarà divertentissimo vedere la faccia della gente quando gli sfregio la faccia previo “accordoni” con quattro toni sotto.
H/I: Supporterete l’album con un tour?
F. Bellan: Per ora stiamo facendo qualcosa qui in zona, anche per “testare” i nuovi brani in sede live. Vere e proprie date partiranno la prossima stagione, anche perché i vari festival sono già tutti organizzati.
H/I: La vostra definizione di Doom Metal?
F. Bellan: Doom Metal è la musica del destino, come anche lo stesso termine vuole. MA è anche la musica della condanna, è un genere molto oscuro che di solito tira fuori argomenti che l’uomo tenta di evitare. A mio avviso è una musica molto profonda in se, ed in un certo senso è anche riflessiva.
O. Roncalli: Per me, molto più semplicemente sono vibrazioni, perché suonando molte parti lente hai molto più tempo per percepire queste vibrazioni che vengono dalla musica.
H/I: Volete aggiungere qualcosa che non emerso durante questa intervista?
F. Bellan: Speriamo che questo album accolga molti più ascoltatori dei precedenti, proprio perché più aperto.
O. Roncalli: Io invece volevo fare proprio un appello a tutti gli ascoltatori, riguardo al fatto che ormai tutti i luoghi comuni legati ai sottogeneri non hanno più senso. Anche perché venti anni fa c’era un bisogno di dare classificazioni perché il recensore era obbligato a dare una classificazione, perché non c’era la possibilità del pre-ascolto. Oggi con internet le cose sono cambiate radicalmente e si può dare liberamente spazio all’orecchio e meno alle classificazioni.