
Death Row, Pentagram e Place of Skulls, veri e propri pezzi di storia del Doom Metal americano, tutti avvolti dal riffing cupo e pregno di Victor Griffin.
Un vero e proprio gigante della scena, che in questa intervista si mette a nudo e ci racconta del nuovo album dei P.O.S., dei Pentagram, di un possibile studio album dei Death Row e di come ha combattuto i demoni dell'alcol e delle droghe. Una intervista che elude il classico report legato alla promozione. Un piccolo ritratto d'artista voluto da noi e dal chitarrista.
H/I: Salve Victor e benvenuto, come stanno procedendo i lavori sul nuovo album dei Place of Skulls?
V. Griffin: Abbiamo terminato le registrazioni un po’ di settimane fa, anche le sovraincisioni e tutto il resto. Ora stiamo dando il tocco finale alla produzione. È un album dalle dinamiche di “The Black Is Never Far”, anche se siamo su un piano differente rispetto al passato, ci sono stati ulteriori progressi nel sound.
H/I: Parliamo dei Death Row; la reunion, le date dal vivo, la release di “Alive in Death”. Faranno da preludio anche ad uno studio album?
V. Griffin: È possibile, ne abbiamo parlato, ma per ora non vi è nulla di concreto. Però posso dirti, che se troveremmo il supporto adatto faremmo uscire sicuramente un nuovo album, è una cosa che ci piacerebbe fare.
H/I: Death Row, Pentagram, Place of Skulls, a quale di queste bands ti senti più affezionato?
V. Griffin: Sicuramente ai Place of Skulls. Sono la mia creatura fin dagli anni 90 e sono il modo più autentico che ho di esprimermi. La maggior parte del materiale scritto per gli Skulls è molto personale rispetto a quanto fatto con le precedenti bands. Tim (Tomaselli, batterista) e Lee (Abney, bassista) sono i miei migliori amici con loro ho condiviso molti periodi anche negativi.
I Death Row, beh sono stati la mia prima vera band, ero appena uscito dal liceo e le mie prime canzoni sono tutte contenute nel materiale di questa bands. In quel periodo incontrai Joe Hasselvander, Bobby Liebling e Martin Swaney e tutto ciò resta vicino a miei affetti.
I Pentagram beh eravamo maggiormente in agitazione rispetto ai Death Row, abbiamo iniziato a cambiare i membri della band e facevamo fatica ad andare avanti per la maggior parte del tempo. È stata una cosa che poi con il passar del tempo è andata scemando sempre di più. Ma Bobby è un ottimo amico, io gli sono vicino e spero che la sua vita possa andare sempre in una direzione positiva.
H/I: Cosa ti spinge a scrivere musica?
V. Griffin: Comporre è il mio sfogo creativo, la mia forma d’arte per esprimere le mie emozioni e le mie tribolazioni. Tale impeto interiore mi spinge a scrivere musica e a dare il mio punto vista personale sulle cose, prescindendo da chi è d’accordo e da chi è in disaccordo con me.
H/I: Cosa è per te il Doom Metal?
V.Griffin: Doom Metal è malinconia, vista dal lato pensate della composizione musicale, ma non necessariamente, esso forse esprime anche un certo malcontento interiore o sociale, ma può essere anche inno di speranza per il futuro.
H/I: Quali erano le tue influenze ispiratrici quando hai iniziato a suonare e quali sono quelle odierne?
V.Griffin: Steppenwolf, Alice Cooper, Black Sabbath e i primi Kiss, queste sono state le principali, più o meno in ordine. Oggi, sono grosso modo le stesse con l’aggiunta di G Mule, Jeff Beck e pochi altri. Fondamentalmente amo le produzioni maggiormente datate, che sto riscoprendo.
H/I: L’ultimo libro letto, o che stai leggendo?
V. Griffin: Sono a metà di un testo intitolato “He Restores…God’s Plan To Restore Fallen Leaders”. Alcuni anni fa ho avuto una forte crisi spirituale e sono ricaduto in certe cattive abitudini del passato. 
Beh, io in realtà non ho mai abbandonato in modo definitivo le mie credenze, ma mi sono allontanato dal praticarle, è una cosa assolutamente ingannevole, l’iniziare a pensare che non si ricadrà mai negli errori passati. È come dire, una sorta di lavoro satanico.
Sono stato libero, anni fa da droghe ed alcol, poi intorno al 2000, ho deciso che sarei stato capace di gestire una birra o un bicchiere di vino durante la cena. Ma col passare del tempo vi ero ricaduto di nuovo fino a liberarmene definitivamente. C’è una vera e propria guerra tra il nostro corpo ed il nostro spirito, la carne brama le cose temporali ed immediate mentre lo spirito brama Dio e tutto ciò che è eterno. Quello che fa propendere questa “guerra” da un lato o dall’altro è ciò che decidiamo di alimentare in misura maggiore.
Ognuno ha vizi diversi, nel mio caso, quando ho iniziato a nutrire il mio corpo con l’alcol, la mia carne è cresciuta più forte ed il mio spirito si è impoverito, ho fatto delle cose errate, ho fatto soffrire mia moglie, i miei amici e tutti i miei affetti. Comunque questo libro che sto leggendo, insieme ad altri che ho letto negli ultimi anni, è una sorta di specchio rispetto alle scelte sbagliate che si possono fare nella vita. E se posso incoraggiare qualcuno a riflettere, seriamente, su queste cose, beh allora voglio essere una luce e non un ostacolo.
H/I: Ti capita di guardare indietro alla tua esperienza musicale e di avere rimpianti?
V. Griffin: Sono molto grato per aver fatto quello che ho fatto e per aver avuto l’opportunità di aver potuto suonare con le persone che mi son state vicine. Il mio rammarico più grande è stato quello di non aver saputo approfittare di alcune occasioni, ma l’alcol le droghe ed altri demoni mi hanno distratto e fatto perdere tali occasioni. Ma è andata così ed ora quello che posso fare è unicamente non ripetere i miei sbagli.
H/I: Vuoi aggiungere qualcosa a questa intervista?
V. Griffin: Volevo ringraziare tutti i supporters che mi danno modo di condividere il mio dono musicale. Magari da lasciare qualcosa di positivo dopo che sarò morto.