- Intervistare David Defeis è un po’ come parlare con un vecchio saggio, nelle sue parole si trova sempre la giusta attenzione per la cultura classica. Una cultura che attraverso i suoi miti affronta le problematiche della contemporaneità, come lo stesso Defeis ci racconta. Una intervista che in realtà è un approfondimento sul nuovo album dei Virgin Steele "The Black Light Bacchanalia" e sulla radicalizzazione fondamentalista di religione e politica.
H/I: Salve David e benvenuto sulle pagine di Heavy Impact. Come stai?
D. Defeis: Bene grazie, spero che anche a te le cose vadano per il meglio.
H/I: Partiamo subito con l’intervista. Quale è il senso più profondo del titolo "The Black Light Bacchanalia"
D. Defeis: Diciamo che è un modo per dire “questa vita folle”. È stato pensato con lo stesso spirito con cui Dante Alighieri pensò al titolo “Divina Commedia”. Si discuteva della vita e delle sue sfaccettature legate alla follia e il senso del titolo del disco va proprio in questa direzione. Nei testi parlo della vita in tutta la sua drammaticità: gioie, dolori, pathos. Con la stessa espressioni intendo anche il “grande rovescio”, ovvero quello a cui si assiste quando una cultura ne conquista un’altra, in questo caso, le divinità dei conquistati diventano i demoni dei conquistatori. Tutto è capovolto, questo è in sostanza quello che è accaduto al paganesimo ed allo gnosticismo. I pagani e la loro cultura erano state annichilite e il culto di Bacco/Dioniso era stato soppresso. Ma nel bagliore della luce nera (Black Light…ndr) le cose chiare tendono ad illuminarsi, mentre gli altri colori sbiadiscono nell’ombra.
H/I: “Baccanali” è un termine greco a cui spesso si riferisce Nitzsche nella sua “La nascita della tragedia”, c’è qualche attinenza tra l’album ed il pensiero del filosofo tedesco?
D. Defeis: No, non sono un appassionato dell’opera di Nitzsche, tutto ciò che è contenuto nel titolo è espresso da quel “grande rovescio” di cui ti parlavo prima.
H/I: "The Black Light Bacchanalia" è , come da tradizione per la tua band, un concept album?
D. Defeis: Si lo è. Riprende il racconto iniziato con il precedente “Visions of Eden” e porta tutti gli elementi già accennati in quell’album a conclusione con la morte di Lilith e con Dio che si pente di tutti i danni che ha provocato. Si continua poi con la discussione sulla morte del paganesimo e sull’avvento delle religioni “ordinate” fino all’avvento del medioevo. In realtà il tutto può essere visto come critica al medioevo contemporaneo ed alla radicalizzazione estrema ed al fondamentalismo in tutte le sfere della vita. Per essere più preciso è un album che parla di ribellione. Una ribellione contro l’autorità di Dio, del governo e di qualsiasi altra cosa, e questo è abbastanza evidente in un brano come ”The Orpheus Taboo”.
H/I: Come sono procedute le registrazioni del disco, è stato un processo lungo?
D. Defeis: Tutto è andato bene, anche se abbiamo avuto qualche problema man mano che si registrava l’album. Soprattutto a causa delle tempeste di fine estate che ci hanno causato dei problemi elettrici e tecnici, a causa di queste, abbiamo perso varie tracce che abbiamo dovuto ri-registrare. Ad un certo punto sono stato addirittura preso dal panico perché avevo perso una buona quantità di materiale, per fortuna io continuo a scrivere ed a comporre alla vecchia maniera e quindi avevo con me degli appunti che hanno reso tutto più semplice. È stato abbastanza stressante, a dire il vero, ma questo stress si è riversato sul disco rendendolo ancora più ruvido ed appassionato. A pensarci mi viene da ridere ora, ma ho vissuto momenti inquietanti. Per quanto invece riguarda i tempi, non so dirti con precisione, anche perché del materiale era stato registrato tempo addietro, comunque il grosso è stato fatto la scorsa estate.
H/I: L’amore dei Virgin Steele per la cultura classica è un vero e proprio segno distintivo della band, vorresti che qualche aspetto di tale cultura ritornasse nella contemporaneità?
D. Defeis: Certo! Magari riportare in vita i Baccanali e gli aspetti di questi che portano all’estasi, quindi: vino, festa e comunanza con il mondo spirituale.
H/I: Quali sono le differenze fondamentali che distinguono questo nuovo album dalla precedente produzione della band?
D. Defeis: In questo nuovo album sono stato capace di creare nuove emozioni e combinazioni di note ed accordi che prima non avevo mai utilizzato, come ad esempio nel brano “To Crown Them With Halos” che contiene diversi elementi musicali e moods mai apparsi prima in un album dei Virgin Steele. Quel tipo di riffing che muta e tutta la sequenza bizzarra del bridge sono cose mai prima d’ora sperimentate. Inoltre il disco è molto più oscuro in alcuni punti rispetto a quanto fatto in passato, mentre in altri punti è molto lineare. Penso che siamo riusciti a trovare il giusto equilibrio tra i vari stili che prendiamo in esame. Si tratta sempre e comunque di una nuova branchia della trattazione romantico/barbarica, un ulteriore sviluppo del nostro modo di fare musica.
H/I: Cosa ricordi delle tue passate esperienze dal vivo in Italia?
D. Defeis: Tutte le nostre esperienze in Italia sono state molto positive. Abbiamo amato ogni attimo del nostro tempo che abbiamo speso li da voi, e non vediamo l'ora di tornare. Speriamo di tornare in primavera.
H/I: Ultima domanda. Vuoi lasciare un saluto ai nostri lettori?
D. Defeis: Si, un grazie a te ed un saluto a quanti leggeranno questa intervista. Non vediamo l’ora di tornare sulle vostre rive. Che possiate stare tutti bene ed…Invictus.