Dopo un disco di fattura ottima quale è “White Trash Sideshow”, Mirko Zonca, voce e basso dei Witche’s Brew ci delinea: i motivi che hanno portato alla nascita della band, il rapporto rock/potere, il suo esser musicista. Inoltre ci conferma la prospettiva di un nuovo album, e promette che il "peggio" deve ancora arrivare.
H/I: Salve Mirko e benvenuto su Heavy Impact, partiamo subito con la prima domanda. Quando, come e quale è lo scopo ultimo a cui mira la nascita della band?
Mirko: La band.. nasce casualmente. Il mio incontro con Mirko Bosco, ex chitarrista dei Disper-Azione è stato provvidenziale. I Witche’s fin dal primo giorno, hanno lavorato sodo. Senza velleità strane, senza un preciso obiettivo. Volevamo solo esprimere quanto avevamo dentro. Quel “qualcosa” che fino a poco risiedeva nei nostri cervelli senza possibilità di sfogo. Eravamo sulla stessa lunghezza d’onda e quindi ..tutto è stato concretizzabile.
E’ inutile nasconderlo… io e Bosco… ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso di dedicarci al progetto anima e corpo proprio per poter riuscire, magari un domani… a poter vivere addirittura di questo. Potrà sembrare un desiderio utopico… ma non lo vedo così impossibile…
H/I: Sono passati alcuni mesi dal rilascio di “White Trash Sideshow”, come è stato recepito il disco, sia dalla critica che dal pubblico?
Mirko: Abbiamo sempre pensato a White Trash come ad un disco “rischioso”, mi spiego meglio… abbiamo concepito questo album a livello di produzione in netta controtendenza rispetto ai trend attuale. La batteria è in presa diretta, nuda e cruda, non c’e’ traccia di trigger … le chitarre saturate al limite, e i clip, che tanto fanno rabbrividire i tecnici di studio italiani, abbondano. Il risultato doveva essere un macigno, suonato e sudato, più vicino possibile ai Witche’s reali. Non volevamo semplicemente un prodotto… volevamo qualcosa che potesse far parlare gli addetti al settore. In un certo senso stupire. White trash sideshow è un disco che.. o lo si ama, o lo si detesta.. non ci sono compromessi. E… devo dire, che… nonostante l’impatto crudo fuori moda, ci ha regalato notevoli soddisfazioni. Buone valutazioni e spesso ottime considerazioni specialmente da coloro che hanno qualche capello bianco in più forse proprio per l’attitudine vintage che in esso è racchiusa.
H/I: Tra le cose che più mi son piaciute del vostro lavoro ci sono: una attitudine sonora senza compromessi, ma anche una ideale che mira sempre a mettere in primo piano un determinato stile di vita, cosa puoi dirmi di questo?
Mirko: Beh… credo sia un esigenza naturale visto il nostro vissuto, le nostre esperienze precedenti e il nostro modo di concepire il rock. Io e Mirko Bosco, abbiamo superato da un po’ la quarantina, concepiamo la band, la musica..sostanzialmente in maniera diversa rispetto alle nuove generazioni.
Oggi, i giovani, tendono a peccare di perfezionismo spesso fine a se stesso. Noi badiamo alla sostanza, ci concentriamo sulle emozioni… preferiamo un suono meno “preciso” ma con piu’ “tiro”. I Ramones, i Sex Pistols… comunque insegnano… forse le nostre primordiali militanze in band hardcore punk, e mi riferisco al periodo d’oro 80/90, hanno segnato indelebilmente il nostro modo di fare musica. Noi, al contrario di altri, non recitiamo. Siamo quello che vedi… sul palco, nelle foto, negli atteggiamenti. Non siamo “rocker della domenica”; abbiamo scelto di farlo a tempo pieno… forse siamo solo più fortunati di altri, possiamo permetterci di rispecchiare quello che rappresentiamo sul palco anche durante il quotidiano… questo si traduce in credibilità. E la credibilità.. paga.
H/I: A quale fascia di pubblico, secondo te, è diretta la proposta sonora dei Witche’s Brew?
Mirko: Ah…domanda interessante. Sinceramente non ci siamo mai posti il problema… a parte i serial killer, e gli psicopatici in genere… credo che la musica dei Witche’s Brew, con le dovute precauzione, possa essere ascoltata da tutti… escluso le donne e i bambini ovviamente… (eh eh)
H/I: Ultimamente nel nostro paese si assiste a prese di posizione ridicole da parte delle classi dirigenziali. Può ancora il Rock essere una risposta al potere, o anche esso è ormai, passivamente, asservito a quel potere?
Mirko: Purtroppo devo risponderti in maniera cinica, ma, del resto… non me la sento di fare la parte dell’idealista irriducibile. Partendo dal presupposto che non abbiamo orientamento politico alcuno non possiamo che condividere quello che affermi rispetto il comportamento attuale della classe dirigente… personalmente credo che siano ormai troppo concentrati alla costruzione di una nuova “geografia partitica”, a strizzate d’occhio tra destra, sinistra, centro…. Al concetto di alleanza, allargamenti, larghe intese… e alla legittimazione dell’immoralità, del reato scomodo….
Io credo che il Rock, oggi…possa solo rivestire un ruolo di intrattenimento.. 20 anni fa pensavamo di poter cambiare le cose lanciando un messaggio urlato rinchiuso in un paio di riff aggressivi. Ma come, in realtà aveva poco senso prima, oggi… ne ha ancora meno. Anche volendo…non potremmo, preferisco rimanere con i piedi per terra… lasciare il mestiere di ..politicante..di contestatore… di eversivo o quant’altro a chi ha la costanza di crederci. Io preferisco continuare a fare rumore e far divertire…e credo che la cosa sia condivisa anche dagli altri due.
H/I: Quale è lo scarto di che divide l’essere musicista per sé stessi e l’essere alla stregua di un prodotto?
Mirko: Credo sia un problema che riguardi più coloro che si ritrovano ad avere a che fare con le grandi produzioni. Dove viene un po’ snaturato l’individuo in virtù di un risultato finale gestito a tavolino. Oggi è una tendenza abbastanza diffusa… raccogliere artisti o pseudo – tali , trasformarli in fenomeni da fatturato facile. Io, per ora, sto bene come sono… suono, mi diverto, condivido con gli altri due un esperienza affascinante che non mi risparmia soddisfazioni. I Witche’s sono liberi di far uscire dal cosiddetto “cilindro” tutti ciò che vogliono, senza dover rendere conto. La nostra creatività è a briglie sciolte e di questo, ringrazio la Black Widow records, che fino ad oggi ci ha lasciato un campo d’azione sconfinato.. senza ingerenze di alcun tipo. Credo che loro abbiano capito che il massimo da un musicista lo si estrae quando lo si rispetta come “artista” , come spirito libero. Mi auguro si possa continuare con questi presupposti.
H/I: Negli anni 70, il mood di fondo che dominava alcuni ambienti del Rock era la sperimentazione, poi arrivarono gli 80 e l’immagine e la semplicità dei contenuti la fecero da padrone. Nei 90 invece, furono i suoni ibridi e la commistione tra generi a rappresentare un fattore innovativo, oggi quale è secondo te la chiave di lettura dei generi legati e derivati dal Rock?
Mirko: Gli anni 70 sono per me un’inesauribile fonte di ispirazione, è anche vero che i nostri ascolti quotidiani sono dirottati prevalentemente in quella direzione. Lo dimostra il fatto che, specie dal vivo ci abbandoniamo in lunghe e vorticose cavalcate pregne di improvvisazione tipiche dei tempi che furono. Oggi il rischio di appiattimento delle proposte è altissimo… non credo si possa parlare di innovazione solo guardando alla commistione di più generi. Ad esempio… negli anni 90 c’era il “Seattle sound” che riproponeva il suono dei seventies amalgamato a componenti più moderne… ma per quanto mi possano piacere gruppi come Soundgarden, Tad, Screeming Trees… non posso certo definirli colpi di genio. Oggi questa tendenza è esasperata. Ma a conti fatti… si bada più alla definizione, all’etichetta da affibbiare che alla proposta stessa. I confini del Rock del Metal attuale si sono estesi… abbracciando un numero sempre maggiore di generi anche vagamente imparentati. E’ la moda… Noi preferiamo rimanere legati ad un unico, magari scontato, magari trito e ritrito sano Rock’n’roll senza regole… preferiamo concentrarci a stendere riff accattivanti senza curarci della loro catalogazione.
H/I: È innegabile che con l’avvento di internet sia diventato molto più semplice sentirsi un “musicista”, a tuo modo di vedere ciò a portato ad inflazionare la scena e quindi ad impoverire la fantasia delle composizioni, o viceversa, ha fatto si che la proposta tutta si arricchisse?
Mirko: Beh… parli con uno, che ha passato la sua giovinezza a impacchettare cassette Demo, a spedire lettere, a chiacchierare per ore con i vari contatti attraverso una cara vecchia cabina del telefono. Non c’erano cellulari, non c’era internet, non c’era il cd… Quello che c’era in giro, a livello musicale, era tutto sudore e “olio di gomito”. Reperire contatti era … difficile. Mantenerli ancora di più… Intenet ha regalato molte piu’ possibilità. Ma, ovviamente…ha dato queste possibilità a tutti..indistintamente. Certo… oggi assistiamo ad un fenomeno strano… particolare… ; tutti , bene o male, suonano… tutti si sentono musicisti.. tutti producono valanghe di prodotti…. Il numero di band attive si è centuplicato ..ma forse di più… Contemporaneamente, però … l’interesse verso le band, la musica rock in genere è andato via via scemando. Lo dimostra il fatto che, specie in Italia, si fatica a portare gente ad una propria esibizione nonostante il potenziale pubblicitario enorme che si ha grazie alla rete. Quindi, secondo me, tirando le somme… le problematiche di base sono due: un inflazione di proposte musicali… nel 90% dei casi standardizzate e omologate al trend del momento e il fatto stesso che, gli stessi musicisti di nuova generazione non amino confrontarsi..li porta ad isolarsi.. a chiudersi nel loro piccolo orticello. Ognuno lavora per se… fregendosene di quello che c’e’ intorno… ognuno troppo preso a promuoversi.. a pubbilicizzarsi… I gruppi emergenti finiscono per sopravvivere giusto per quella schiera di amici, colleghi e parenti che si portano appresso. Questo è avvilente… perché nonostante tutti si continuano a lamentarsi di questa situazione statica.. nessuno fa niente per cambiarla.
H/I: Potresti definire in poche parole un live show dei Witche’s Brew?
Mirko: Potrei definirlo con una parola sola: “devastazione”. Si.. noi viviamo il palco come un campo di battaglia… volumi al limite della decenza, brani eseguiti quasi senza pause e, il più delle volte… la distruzione materiale degli strumenti scaraventati a terra con violenza e deturpati con l’ausilio di un “flessibile”… non scherzo…
H/I: Avete già in programma un nuovo album?
Mirko: Sarebbe prematuro parlarne… ma non potrei negarlo. Si…. Un atto terzo dei Witche’s Brew è in fase di elaborazione… ancora in embrione… ma c’e’. Abbiamo un cospicuo numero di brani nuovi… ora dobbiamo solo ottimizzarli, assimilarli…. e capire insieme ai nostri discografici come procedere in futuro per una realizzazione a doc.
H/I: Vuoi lasciare un messaggio ai lettori?
Mirko: mmm… direi.. si… quello di continuare a seguirci poiché il “peggio” deve ancora arrivare!!