
Una serata piacevole e coinvolgente, questa è in sintesi l’analisi del 23.07.09, ovvero la serata tenutasi ad Afragola (Na), nella cornice dell’Afrakà festival. Un festival che ormai da anni regala musica live, senza alcun ricambio economico.
Ad aprire questa serata dedicata al Metal, i nostrani Savior From Anger, band che sta riscuotendo un buon successo di critica con la release Lost in the Darkness da cui vengono estratti, in ordine cronologico: No Way Out, Claustrophobia e Double Shot, brani dotati di buona aggressività e di un comparto melodico di tutto rispetto, in piena tradizione US power, con riferimenti che vanno dai Vicious Rumors ai Riot. Ed è proprio alla band di Mark Reale che i Savior From Anger tributano il dovuto omaggio, chiudendo la propria esibizione con uno dei brani più rappresentativi della band di New York, ovvero quella Thundersteel, che nonostante qualche lieve imprecisione sul riff portante, riesce a scaldare ed a coinvolgere il pubblico. Buona esibizione quindi, quella dei Savior From Anger, che ha messo in mostra una band in forma, che anche in sede live riesce a dire la propria senza alcun timore.
Quella di Blaze Bayley è una esibizione arcigna, fatta di passione, sudore e volontà atta a dare il meglio di sé, questi elementi fanno si che anche a dispetto di un suono non perfetto, lo spirito che soggiace alla performance non esca sconfitto e con esso, tutte quelle componenti legate al coinvolgimento di un pubblico che non attendeva altro. Quando il singer inglese irrompe sul palco è accolto da cori che come al solito inneggiano ai Maiden, ma con l’andare avanti dell’esibizione è risultato chiaro che ormai Blaze Bayley è assolutamente libero dai fantasmi del passato, e pregno di una personalità spiccata, dona una manciata di songs compatte e potenti, che in sede live tendono ad arricchirsi enormemente.

La scaletta si compone per la maggioranza dei brani di The Man Who Would Not Die, tra questi: Voices From The Past, la titletrack e Samurai, che riescono a smuovere le prime file, le quali si lasciano andare nel pogo sfogando così le vibrazioni che la band tutta regala. Immancabile la parentesi dedicata agli Iron Maiden, con Man On The Edge (di cui abbiamo realizato un video), Futureal ed una The Clansman che giunge a sorpresa e che trascina tutti i presenti nei classici cori da stadio a cui la band di Harris ci ha abituato. A chiudere un’ottima esibizione, arriva la veloce Robot, che riafferma la validità della proposta sonora dell’ex Maiden, che con estrema umiltà si dedica a firmare autografi e ad incontrare i fans che si presentano al proprio cospetto.

Ottima serata, quindi, che si spera si possa ripetere ad intervalli minori, un plauso particolare agli organizzatori dell’evento tutto, che da anni portano ad esibirsi artisti di forte calibro, mettendo sempre in primo piano la qualità a dispetto della quantità. Da elogiare.