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News, Interviste, Live Reports Live Reports Campania Metal Fest - Calvi Risorta - 24.09.2010
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Questo articolo non inizierà con la solita “predica” volta alle affluenze ed alla partecipazione dell’audience. In controtendenza, questo live report della prima edizione del Campania Metal Fest vuole concentrarsi sulla attivissima scena locale e sulla parentesi partecipativa di Sawthis, Ingraved e God Dethroned, bands che si sono unite alle realtà locali e non, e che hanno reso ottima la serata del 24 Settembre 2010. Il festival, causa cattive condizioni atmosferiche, si tiene all’interno del New Colorado, locale sito a Calvi Risorta (Caserta), che si spera possa in futuro diventare un piccolo punto di riferimento per le sonorità Heavy, vista l’acustica, i servizi e la preparazione del personale riguardo all’evento live di natura Metal.

 

midianSono da poco passate le 15:00 quando sul palco prende posto la prima band, i Midian, i ragazzi, anche se non hanno alle spalle un curriculum folto, si dimostrano consapevoli della propria proposta musicale e dei propri mezzi e ci propongono un Metal nel quale prendono forma le più disparate influenze del genere, anche se l’impatto e le dinamiche lasciano abbondante spazio a stilemi classici. Nei venti minuti di esibizione, i Midian non commettono sbavature di sorta e si impongono come un act di buona caratura, certo manca il riscontro su disco, ma come la band ci dice, il primo platter dovrebbe essere in dirittura di arrivo.

oneshallstandRapido cambio di palco e di modi, è la volta degli One Shall Stand, giovane formazione casertana votata al moderno verbo Deathcore. I brani presentati dalla band, pur soffrendo di un intrinseca ripetitività (in quanto molto chiusi nelle strutture del genere) hanno un buon impatto sul pubblico che segue ed accompagna le andature groove e fisiche delle tracce presentate. Un plauso va comunque alla band, perché dimostra, nonostante la giovane età, di sapere tenere ben il palco e di avere la giusta attitudine sfrontata.

southerndrinkLa prima sorpresa del festival è sicuramente l’esibizione dei Southern Drinkstruction, un vero e proprio trattato di personalità Death n’ Roll dagli umori alcolici ove danzano spettri etilici (nelle cadenze sabbathiane) ed una attitudine che non si preoccupa di far proprie: influenze Death nichiliste e polverosi tracciati fatti di rimandi southern, stoner e hard, dove è la commistione sonora il fine ultimo a cui tende il sound del quartetto romano. Una prova carica di forza.

menarcaSi palesano, malsani affreschi Death Metal, con la prova dei Menarca, compatto trio che porta avanti una virulenta sferzata di Death metal old style, che fa proprio il verbo e le dinamiche della scuola americana (Immolation su tutti). Il pubblico dimostra di apprezzare l’essenziale e diretto sound della band, ed accompagna ogni singolo break down con il più classico degli headbanging.

enochLa prova degli Enoch, mi ha lasciato un po’ perplesso, non tanto per la riuscita dell’esibizione in senso stretto, quanto per i brani, che a mio modo di vedere sembrano troppo colmi di referenze e si collocano nel più che inflazionato ambito del Black Metal sinfonico, in merito a ciò mi astengo dal dare un giudizio definitivo aspettando di poterli sentire su disco. Una prova sufficiente che poteva essere supportata da una attitudine maggiormente fredda, anche perché alcuni tipi di sonorità nascono e debbono necessariamente restare algide.

soulbleedDi ben altra natura la prova, dei giovanissimi (forse in assoluto i più giovani del lotto) Soul Bleed. La band, forse anche grazie alla propria miscela di Thrash Metal old style, coinvolge i presenti che si abbandonano al pogo ed all’accompagnamento con tanto di headbanging e corna levate al cielo. La buonissima dimostrazione votata al coinvolgimento e l’impatto avuto su parte del pubblico presente, lascia ben sperare sul futuro dei quattro.

symbolyc

 

Cosa dire sei Symbolyc? Personalmente li trovo una delle migliori espressioni del Death Metal nazionale degli ultimi tempi, lo show è davvero ottimo nel farsi portatore di fisicità ed impeti growl, la band non sbaglia una nota ed ha il merito di riuscire a combinare, nonostante la proposta dal profilo estremo, divagazioni ed inflessioni ragionate dal buon piglio tecnico. La chiusura dello show della band è affidata all’epocale “Roots Bloody Roots” dei Sepultura e raccoglie il meritato applauso dell’audience tutta, che lentamente inizia a farsi più numerosa rispetto ad inizio festival.

saviorfromangerliveAnche se penalizzata da un bill che vede trionfare le dinamiche di sounds più estremi, lo show dei Savior From Anger riesce nell’intento di catturare l’attenzione del pubblico. La band appare ben rodata per ciò che concerne le esibizioni live ed il Power Metal di matrice americana che fa denominatore comune a  tutti i brani presentati si arricchisce ancor di più dal vivo, rispetto a quanto accade su disco. Anche per loro la chiusura dello show è affidata ad una cover, sto parlando dell’anthem “Metal Thrashing Mad” degli Anthrax.

inallsensesNotevole l’esibizione degli Inallsenses, in particolare per la precisione chirurgica con la quale la band sciorina il proprio Thrash/Death Metal di natura moderna, ove non si celano rimandi alla ricerca del groove. Nei trenta e più minuti a disposizione della band, il pubblico si abbandona  alle sensazioni elettriche e frustranti a cui la band lo sottopone ed accompagna lo spegnersi dei brani con cori di incitamento ed applausi.

maddalenaSpiazzante (in senso positivo) il live show dei Nameless Crime, la band mi ha già stupito su disco con il lavoro “Modus Operandi” (a breve troverete la recensione su queste stesse pagine), perché è un piccolo testimone di personalità sonora. Spiazzante perché, in un bill che puntava sul fattore fisico, il combo napoletano, si fa portatore di strutture compositive ibride che completano sé stesse in un gioco di distanze e congiunzioni tra i vari riferimenti inglobati nel sound tutto. I brani si muovono lungo linee che stupiscono per maturità ed eludono ogni forma adolescenziale e di bieca facilità. L’audience resta legata da un cordone ombelicale ipnotico, fatto di ammirazione, con la band. E nonostante qualche piccolo problema audio gli applausi a fine set sono tutti meritati. Poco altro da aggiungere a quella che per qualità è forse la proposta più attenta alla combine Metal/raziocinio della giornata.

sawthisliveLa piccola apocalisse annunciata dai rimandi intimi e bui della band precedente, si verifica e prende forma con i Sawthis. Credetemi, mai visto una band capace anche in piccolo club di scatenare bolge da girone dantesco. Il merito di ciò va, soprattutto, al frontman Alessandro Falà che si dimena tra le prime file ed incita il pubblico, prima a salire numeroso sul palco, e poi a lanciarsi in un intenso walls of death, dettato dallo stesso singer. Una attitudine vincente che ha fatto divertire i presenti e regalato momenti che difficilmente il pubblico del Campania Metal Fest dimenticherà.

ingravedliveQuella degli Ingraved è una prova senza sbavatura alcuna, peccato che il pubblico, forse ancora intontito dalla prova dei Sawthis, non risponde in maniera adeguata al Death Metal zeppo di influenze moderne e di rabbia suburbana che la band mette in campo. Nonostante ciò brani come “The Burden” si lasciano apprezzare anche in sede live grazie al proprio combinare melodia ed impatto. La band è attualmente al lavoro su un nuovo album che da quanto so dovrebbe uscire per fine Ottobre, restate quindi sintonizzati.

goddethronedliveCon un album di imminente pubblicazione e con una carriera discografica dove i passi falsi sono quasi nulli, gli olandesi God Dethroned sono fautori di una prestazione altamente professionale, nonostante un palco dalle dimensioni non apocalittiche, la band si mostra una vera e propria macchina da guerra, capace tanto di momenti fatti di lucida violenza Black/Death quanto di inflessioni melodico/morbose dal mood sinistro, su tutte: “Sigma Enigma” e “Villa Vampiria“, richieste a gran voce da parte di un pubblico che sembra più che appagato dalla prestazione della band di Beilen. Prestazione, forse un po’ fredda in qualche frangente, ma che ha saputo sopperire a ciò grazie ad un sound e ad un crescendo finale di livello superiore.

E con ciò si chiude il racconto di questa prima edizione di questo Campania Metal Fest. Un appuntamento che si spera si possa ripetere, e se questa volta a farla da padrone sono state le urla flebili di un festival neonato, in futuro saranno gli impeti di maturità a dominare sul tutto.

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