Quella di venerdì scorso (18 Marzo 2011) è stata una serata che mi ha lasciato pensare parecchio riguardo allo stato della scena musicale di casa nostra. Si perché, era da tempo che non vedevo un buon numero di persone riempire un locale nel quale a farla da padrone era la musica dal vivo di matrice Hard & Heavy. Sarà stato merito della buona e costante pubblicità fatta, del valore delle bands che si esibivano o più semplicemente della volontà di ascoltare della buona musica. Fatto sta che sembrava di essere tornati indietro di qualche anno, quando ancora non si soffriva della mancanza di audience riguardo agli appuntamenti dal vivo.
Nonostante un soundcheck che ha avuto il via troppo tardi e troppo vicino all’inizio dell’esibizione, quella dei Winter Of Life è stata
una prestazione da incorniciare. Personalmente ho avuto modo di vedere la band, in sede live, in parecchie occasioni, e lasciando cadere lo sguardo riguardo alla qualità delle composizioni, la band mi era sembrata sempre un po’ contratta sul palco. Ma nella serata di cui si racconta, non vi è stato smacco alcuno (si vede che il tour europeo di supporto al debut album “Mother Madness”, ha giovato in maniera particolare). Il set proposto dalla band partenopea trova il suo modo d’essere più alto, nell’incipit emozionale che il timbro caldo del singer Elia cesella sulle composizioni. Il pubblico partecipa in maniera calorosa nonostante i brani si fregino di architetture complesse ed eterogenee che concedono poco all’immediato. Concludendo, una prova partecipata in tutte le sue sfumature ed una promessa (carpita durante il post esibizione) ovvero che i Winter Of Life, sono già al lavoro sul nuovo materiale, descritto come “più snello ed essenziale”, vedremo cosa ci riserveranno.
Sono da poco passate le 24: 00 Quando salgono sul palco i DGM una di quelle band che ha sempre raccolto poco rispetto alla qualità espressa entro una manciata di ottime releases. Cosa dire della band, in sede live? La formazione si mantiene sempre sulla soglia dell’assoluta eccellenza. I brani, dal vivo assumono una veste più compatta ed il riffing veloce, le ritmiche arrembanti e quel giusto tocco di tecnica che non sfocia mai nel puro e narcisistico virtuosismo, sono i fattori su cui si dipana un ora di sano Power/Progressive made in Italy. I presenti partecipano e apostrofano con cori i singoli brani tanto che l’eco della partecipazione travalica la struttura del Sea Legend. Una prova davvero impeccabile che ha sapientemente eluso momenti di tedio.
Alla fine della serata resta la consapevolezza che forse il puntare su proposte live dal fattore maggiormente eterogeneo (come accaduto e come testimonia la differenza stilistica tra le due bands), può portare solo maggior attenzione.