
È il 23 Ottobre e la giornata non si preannuncia delle migliori, sia per causa di uno sciopero sindacale che investe i trasporti sia per un copioso temporale, che già manifestatosi a Napoli (città di partenza) ci accompagnerà a fasi alterne lungo tutta la giornata.
Io e l’attivissima Sara arriviamo con una buona oretta di ritardo presso il Black Out (locale ove si terrà lo show) e siamo accolti li da Pamela Scavran, promoter Nuclear Blast alla quale va il nostro ringraziamento per la disponibilità mostrata, che ci avverte che nonostante il nostro ritardo, l’intervista con Leo Leoni si terrà comunque. Tempo di scambiare qualche battuta ed il buon Leo e li da noi per rispondere alle domande (che troverete nell’intervista) che gli poniamo, rivelandosi estremamente disponibile e spiritoso. Man mano che andiamo avanti con l’intervista iniziano ad arrivare alcuni fans della band che armati di poster, cd, ed altro materiale, attendono il meet and greet.
Accediamo con questi all’interno di una sala del locale ed assistiamo a tutto il calore che i supporters italiani sono capaci di dare ai propri beniamini.
Sono circa le 21:00 quando i Crying Steel danno il via al proprio set, la band propone una miscela sonora che guarda con particolare insistenza alla N.W.O.B.H.M. e che non disdegna corpose puntate nell’hard rock. Nei circa quaranta minuti a loro disposizione i Crying Steel si dimostrano come musicisti di tutto rispetto, nonostante una proposta sonora essenziale, ma sempre ben curata, riuscendo nell’intento di arroventare il pubblico del Black Out.
Sono da poco passate le 22:00 quando “Unspoken Words” irrompe sui presenti grazie al suo riffing secco e tagliente, il brano è accompagnato dal cantato del pubblico, in particolare quando esplode il fragoroso e patinato chorus. A seguire, la band regala ai presenti, le trascinanti “Gone Too Far” e “Top Of The World”. Da questi primi tre brani si nota subito la carica della band che con assoluta disinvoltura, alterna sempre alle songs l’interazione col pubblico, questo produce una miscela di passione e divertimento che ha la sortita di infondere nei presenti una carica tutta particolare. Carica che raggiunge il culmine quando i Gotthard prendono ad eseguire l’immortale “Hush”, cantata da tutti i presenti.
Le luci si abbassano e sul palco arrivano i soli Leo e Steve, che regalano all’audience romana un set acustico pregno di pathos emozionale, al quale fa da contralto una suadente “Shangri La”. Lo show scivola via che è un vero piacere, grazie ad un sound, che se anche non gode di una acustica perfetta, risulta sempre trascinante ed avvincente, e così si giunge all’inno “Lift U Up”, vera e propria esplosione di entusiasmo collettivo.
La band svizzera torna nel backstage per qualche minuto, tempo di udire i presenti invocarne ancora le gesta sonore, e i cinque sono di nuovo sul palco per regalare a tutti due bis, che prendono forma con “I Know Yuo Know” ed “Anytime, Anywhere”, dopo la quale i Gotthard, salutano un pubblico entusiasta di una prestazione sopra le righe, una prestazione coinvolgente, divertente ed emozionante, come da tempo non mi capitava di assistere.

Stelist: