
Nei miei 32 anni di vita, spesi più o meno bene, ho avuto modo di ascoltare (per almeno la metà di essi), un gran numero di bands, di queste, pochissime sono state in grado di sorprendermi, in quanto a maturità compositiva e ad originalità per ciò che concerne l’architettura sonora delle composizioni.
Questa piccola premessa, è necessaria, a lasciar intendere al lettore, il peso di un evento, come la presentazione del debut album dei Winter Of Life, tale “peso”, elude, la prova live della band (ottima), il calore del pubblico, e tutte quelle componenti, che possono denotare un evento live, come buono o cattivo nel suo darsi. Quel “peso” di cui parlavo, porta con sé una componente dimostrativa, volta a far sfoggio delle qualità tecnico/compositive, che tracciano una linea di confine, tra quelle che possono definirsi bands (in atto), e quelle che ancora lo sono in potenza. Bene, dopo l’esibizione, posso affermare con tutta tranquillità, che i Winter Of Life, sono una vera band, compiuta e matura, una band che non ha paura di confrontarsi con sé stessa.
Ma procediamo con ordine, giungo verso le 21:30, presso il teatro “Galleria Toledo”, e subito mi si propone una prima e gradita sorpresa: i presenti (più o meno 200, cosa non facile in quel di Napoli); questa mia sorpresa, non deriva dall’affluenza in sé, quanto dalla eterogeneità, degli stessi. Vi sono, infatti, oltre ai classici volti noti, della scena rock/metal partenopea, alcuni visi del tutto nuovi, rispetto al solito “circolo chiuso”, di ascoltatori. Componente, questa che va tutta a favore di una band che fa, dello stesso fattore eterogeneo, la propria essenza.
Verso le 22:00, i Winter Of Life danno il via alla propria esibizione, volta a presentare il nuovo “Mother Madness” (in uscita il prossimo 25 Maggio), e sin dalle prime tracks, si nota il grado di maturazione artistica a cui la band è giunta in questi anni, che separano “Parenthesis” (autoproduzione del 2004), dal nuovo full-lenght . Si ha l’impressione, che ormai i vecchi punti di riferimento ai quali la band guardava (Katatoina ed Anathema su tutti), ora siano prossimi a divenire veri e propri termini di paragone. Nelle due ore in cui lo show ha luogo, non vi sono sbavature di sorta (fatta eccezione, per qualche piccolo intoppo, riguardante la regolazione dei suoni e dei volumi), e si deve dar merito alla band, di aver tenuto viva l’attenzione del pubblico, attraverso, pezzi (dalle strutture ricercatissime, e quindi di non facile assimilazione) che mettono in primo piano momenti fatti di puro pathos emozionale, insieme ad altri, dotati di un piglio maggiormente aggressivo, che per contrasto, vanno ad accrescere, quella stessa componente emozionale. Da incorniciare, i duetti vocali nei quali, la guest vocalist, Claudia Sorvillo, si aggiunge al cantato di Elia Daniele.
Concludendo; una prova sopra le righe, per intensità e professionalità, ma in particolare, una dimostrazione di maturità e di personalità. Detto questo, segnatevi la data del 25 Maggio, quando uscirà “Mother Madness”, album che di sicuro farà parlare molto di sé, in caso contrario potrete tacciarmi di incompetenza e campanilismo.