
Quando si parla di Italia e di sonorità Hard & Heavy, un posto degno di nota lo meritano le correnti Dark che a partire dai 70’s hanno prodotto, nella nostra penisola, una serie di lavori interessantissimi. Lavori visti oltre confine sempre con la dovuta ammirazione, ma che però qui da noi, sono rimasti sempre legati al culto. Figli diretti della tradizione sonora di cui sopra, sono gli Abysmal Grief band ligure che con questo “Misfortune”, giunge dopo una lunga serie di Ep e singoli al secondo studio album (il primo omonimo lavoro è datato 2007).
Sin dalla copertina e dalla sua conformazione lo stile della band appare quanto mai chiaro, siamo al cospetto di un Doom Metal dalle tinte gotiche che mette in primo piano una lunga serie di riffs lisergici ai quali si associano tappeti di organo dal taglio arcano (Gobliniano), vocals profonde e teatrali, ritmiche strozzate in un fissità di tempi decadenti. Pur dalle strutture semplici, che non celano i rimandi ai primissimi Death SS, i brani presenti sono pregni di un mood spettrale che mette in primo piano liriche preromantiche e riferimenti alla poesia cimiteriale del 700. In merito a ciò un brano come “Cadaver Devotion” è assolutamente ad incorniciare, così come l’oscura ed horrorifica “The Arrival of the Worm” dove le vocals recitate assumono contorni inquieti.
Ma dove davvero la band raggiunge il proprio climax espressivo è in “Resurrecturis”, brano che nei suoi 13 minuti è capace di regalare sensazioni di imminente trapasso. Concludendo “Misfortune” è un lavoro più che riuscito al quale non manca davvero nulla, certo la chiusura stilistica in alcuni punti diviene aspra e questo elude l’attenzione dell’ascoltatore medio, ma non credo che la band sia diretta ad un tipo di mercato votato alla facilità. Doom Metal tra terriccio umido, sudari e larve grasse e felici di banchettare entro lidi di carne pallida.