
Uscito, nella seconda metà del 2008, ma giunto solo qualche giorno fa in redazione (in realtà penso ad una nuova distribuzione associata con la Regain), Verses Of Steel è il tredicesimo album in studio, per i veterani del thrash metal polacco. Ma, prima di iniziare con la recensione vera e propria, mi piacerebbe dare qualche piccolo cenno storico, sugli Acid Drinkers, band che nella propria lunga carriera vanta: 700 concerti (molti dei quali da headliner, in particolare in patria). Tra le band con cui i nostri hanno condiviso il palco, si possono annoverare: Deep Purple, Megadeth, Bruce Dickinson, Sepultura, Paradise Lost e Slayer. Come se tutto questo, non bastasse, a far capire l'importanza storica della band, c'è il riconoscimento, quale miglior rock band polacca dei 90's.
Questa piccola, premessa (fatta per i lettori che conoscono poco gli Acid Drinkers), serve a far capire che ci si trova al cospetto di signori musicisti, o meglio di una di quelle band, che hanno fatto della qualità la propria bandiera, ma che non hanno mai avuto un largo consenso da parte del pubblico internazionale, pubblico che li ha sempre relegati in secondo piano, preferendo bands dotate di maggior blasone (ma non capaci, di stilare una discografia, qualitativamente valida, quanto quella dei polacchi).
Verses Of Steel, è un disco che combina in maniera perfetta, thrash metal, sound di derivazione moderna, ed un invidiabilissima, vena rock, riscontrabile in alcuni stacchi ritmici ed in alcune soluzioni armoniche adottate nei chorus; un album thrash al passo coi tempi, che ha le potenzialità per piacere ai puristi, così come alle nuove leve. L'unica pecca, che fa si, che questo disco, perda un mezzo punto (in merito alla valutazione numerica, da me data), è l'eccessiva lunghezza, dell'album stesso; ben cinquantuno minuti (un record per un lavoro thrash metal), nei quali anche il più arcigno degli ascoltatori, potrebbe avere un calo di attenzione.
Per il resto, come detto in precedenza, Verses Of Steel, è una release, qualitativamente superiore, a parecchie altre uscite, dello stesso genere, che fa della eterogeneità intrinseca, in ogni singola track (non è da tutti comporre un album che consta di undici tracce, così differenti tra loro, per struttura, articolazione e melodia) il proprio punto di forza.
Troverete quindi il thrash metal-old style, di Fuel Of My Soul, così come l'incedere, groovy e rock-oriented di We Died Before We Start To Live, il tutto senza perdere i riferimenti al sound della band, che resta riconoscibilissimo, nel proprio svilupparsi.
Assolutamente, superbo il lavoro alle chitarre di Dariusz "Popcorn" Popowicz, sempre perfetto, nel disegnare riffs fulminei o assoli, che nel loro minimalismo, risultano efficacissimi.
Un album, vario, che riesce ad essere moderno, senza mai perdere i riferimenti con la storia del genere al quale appartiene e che ripropone una band unica, sempre originale e mai ferma su posizioni precedentemente acquisite.
Consigliato a tutti; per ciò che mi concerne, già non riesco più a farne a meno negli ascolti quotidiani.