
Credo che un po' tutti ricordino il tanto poco atteso momento dei celeberrimi “Incontri con i genitori” che hanno determinato traumi e gioie per quasi la totalità della carriera scolastica di ognuno di noi. Per, quello che almeno credo sia, l'89% della popolazione globale i suddetti colloqui si svolgevano e si concludevano con una velocità e un cinismo tali da farci nascere il sospetto che fossero condotti a mo' di sketch “beckettiani”, lasciandoci sia stupiti che delusi, nel bene e nel male. Performances costituite da un'unica glaciale, tanto scontata quanto disarmante battuta: “Vostro figlio è un ragazzo in gamba, pieno di risorse, ma non si impegna”. Fine.
Questo per introdurre il nuovo lavoro dei lombardi Ancient Dome, intitolato “Perception of This World”, quartetto devoto ad un Thrash Metal di ispirazione esasperatamente classica. Undici tracce che guardano al passato e plasmate seguendo i dettami dei grandi della Bay Area Thrash. Gli Ancient Dome non sono gli unici ad intraprendere un cammino del genere, e nemmeno gli unici ad essere inciampati in quello che forse è il più grande problema che ogni band “Thrash old school” si trova ad affrontare, ovvero mettere sulla piazza un prodotto che risulta essere una mera copia, se non addirittura una pallida ed esile imitazione di tutto il background del gruppo.
Non credo di essere uno di quegli ascoltatori che guardano soltanto alle produzioni innovative e che esclude tutto ciò che ha un benché minimo legame con il passato, ma il problema che accomuna le produzioni “vintage” di scarsa caratura è la mancanza di personalità; personalità che spesso e volentieri viene messa da parte di proposito al grido di “Thrash till death!”, nel nome di quel purismo fine a se stesso. Ed è proprio qui che la band commette l'errore fatale, dall'artwork fino ai secondi conclusivi del disco mi sembra di sentire un frullato di tutte quelle band che hanno fatto parte della mia adolescenza: Exodus, Metallica, Megadeth, Testament, Death Angel, non gli Ancient Dome.
In quarantasette e rotti minuti il quartetto lombardo scopre tutte le proprie carte dal punto di vista tecnico, doti che sono anche decisamente valide per poter costruire lavori più incisivi e personali: “le capacità ci sono, ma non si applica”. In questa enorme confusione musicale però, un barlume di speranza c'è ed è la titletrack “Perception of This World”. Ed è questo che lascia un po’ di amaro in bocca.
In conclusione un disco preciso e ragionato, se parlassimo di un tribute, ma non lo è, e per questo non mi sento di andare oltre la sufficienza.