
Cari detrattori della band brasiliana dovete ancora ingoiare sostanza amara. Anche in questa occasione gli Angra hanno fatto centro, e lo hanno fatto con la solita classe che da sempre contraddistingue le produzioni della band. Non hanno rivoluzionato il sound ed hanno mantenuto il songwriting fresco e profondamente ammaliante.
“Aqua” è il quarto album dalla dipartita di Matos e di conseguenza l’album, sotto il profilo numerico, pone Eduardo Falaschi un gradino al di sopra del suo predecessore, ma è anche testimone di una volontà atta a lanciare sul mercato dei prodotti attendendo sempre il giusto tempo di maturazione qualitativa, sono quattro infatti gli anni che dividono questo nuovo disco dal precedente “Aurora Consurgens”.
Nonostante il titolo dedicato all’elemento acqua, il disco non suona affatto stagnante, anzi dell’elemento in esame musicalmente trasposto sia i modi dolci ed andanti sia quelli impetuosi. In virtù di quanto scritto si ritrovano brani dal piglio differente, dai classici rimandi al Power Metal infarciti sempre di intrusioni acustiche e movimenti classicheggianti, a momenti più rarefatti, dove la voce di Falaschi trova il proprio modo d’essere principe. E sono proprio i momenti più riflessivi come la splendida “Lease Of Life”, o come “Spirit Of The Air” a far fare al lavoro il giusto salto di qualità.
Se proprio si volesse essere pignoli, manca forse quel chorus vincente ed immediato capace di imporre i lavori con Matos come perle del genere, ma questo è il “difetto” (se lo si vuole chiamare tale) di fondo degli Angra contemporanei. Mi riferisco a quel non poter arrestare una crescita sonora, che rende più difficile l’approccio, ma ha modi di manifestarsi anche diversi rispetto agli standard del Power, e per questo si mantiene costante sotto il punto di vista della qualità.
Un lavoro ottimo anche perchè non smarrisce mai il mood spirituale di cui i brasiliani sono maestri.