
A due anni di distanza dall’EP “Banquet of Ashes”, tornano i norvegesi Antares Predator, band composta da: Steffan Schulze (Scariot) e Øyvind Winther (Keep Of Kalessin). Forti di questo nuovo album “Twilight of the Apocalypse”, la band propone sonorità a cavallo tra death, thrash e black metal con riferimenti che vanno dai Behemoth ai Keep of Kalessin, in un continuum di aggressività e tecnicismi che pur non brillando per originalità ha dalla sua una prova esecutiva d’alta caratura.
Velocità e fughe fatte di dissonanze dominano l’opener “Downfall”, brano un po’ anonimo ma che riesce nell’intento di proiettare l’ascoltatore in una dimensione futuristica post-apocalittica, grazie alle linee di chitarra precise e taglienti. Dal songwriting più originale è la successiva “Bbq Epilogue”, che grazie al proprio alternare tempi marziali ed accelerazioni riesce ad imporsi come uno dei migliori brani del lotto.
L’album prosegue sulla falsariga strutturale di queste due songs, alternando mid tempos ed annichilenti dichiarazioni di tecnica e velocità, fino a giungere a quello che è il brano di maggior valore dell’album tutto, ovvero quella “Sacrament” che con il proprio incedere fosco, dai tratti Doom, riesce a creare un continuo di sensazioni da fine incombente.
Prescindendo dalle singole tracce, il disco si pone al di sopra della sufficienza e non elude picchi di semi-eccellenza, certo l’originalità non è il fiore all’occhiello di “Twilight of the Apocalypse” e di conseguenza il songwriting della band ha bisogno ancora di un taglio di spessore. Ma questo non toglie meriti ad un lavoro ben suonato e che per una volta tanto non ruota intorno alle solite tematiche volte al malevolo.
Un lavoro che ci mostra una band che, ancora in fase embrionale, ha tutte le potenzialità per imporsi presso l’ascoltatore affascinato dall’universo estremo. Degno di attenzione con ascolto propedeutico all’acquisto.