
La tradizione Dark-Prog di casa nostra iniziata sulla fine degli anni 60 con l’avvento dei Jacula, ritrova mistica linfa con questa release di Antonius Rex (Antonio Bartoccetti) leader della band sopracitata e vera e propria incarnazione di un ideale volto al raggiungimento di uno status visionario.
“Per Viam” è quanto di più vicino ad un vero e proprio viaggio sonoro, un viaggio dominato da sensazioni che si fregiano di inattendibilità e di profondo mistero. Un viaggio sonoro fatto di nature ibride, nel suo riuscire a far proprie tentazioni dark, freddi squarci elettronici, riffing plumbeo e sonorità tipiche della tradizione seventies; il tutto guidato da una libertà compositiva (vero e proprio modus operandi di ciò che può essere definito progressive) disarmante.
Su tale tappeto sonoro fatto di sensazioni diversificate, prende forma una poetica concettuale che mira a condurre l’ascoltatore verso lidi distanti da sensazioni quotidiane, lidi ove si intravedono gli spettri di una tradizione poetica che mira all’inatteso e ad uno spleen escatologico e decadente, in questo senso è da incorniciare un brano come “Ufdem”, ove le vocals di Doris Norton creano sublimi stati di pathos e teatralità. “Per Viam” è un continuum di tracciati sonori che eludono sempre ogni tipo di formalismo e che mettono in primo piano una personalità unica.
Vi è poco altro da aggiungere ad un lavoro che va assimilato nella sua interezza, cogliendone appieno ogni singola sfaccettatura, ogni singolo e fosco sussurro e che proprio per questo suo donarsi totalitario è quanto di più distante possa rivelarsi di bieco e facile ascolto. Ed è proprio per questo motivo che l’album è destinato ad un ascoltatore profondamente maturo. Un ascoltatore libero di lasciarsi trasportare in un universo mistico, visionario e dai confini unicamente abbozzati.
Quando il fare musica è un intenso traghettare di valore assoluto.