
Ero fortemente curioso di ascoltare questo debut album degli Autumn Hour, nuovo progetto di uno dei singer di maggior spicco, sotto il profilo tecnico e timbrico, del panorama heavy. Sto parlando di Alan Tecchio, già con Hades e Watchtower e Non-Fiction.
Quello che emerge con forza dopo aver ascoltato “Dethroned” è la volontà del singer americano di mettersi in discussione, si perché il sound degli Autumn Hour è molto distante dagli stilemi power/thrash nei quali, il buon Alan, si è prodigato in questo ultimo ventennio.
Ma procediamo con ordine, “Dethroned” è un lavoro molto particolare e a tratti potrebbe spiazzare l’ascoltatore, si perché lungo le 14 tracce (3 bonus nell’edizione europea) di cui è composto, il disco si fregia di umori e sonorità diverse tra loro; si passa dal prog thrash fosco di matrice sci-fi, di “End User” e “Techcceleration”, alle introspezioni di “Here Comes The Rain Again” (cover degli Eurythmics, resa in modo straordinario) e di “How Were We Supposed To Know”, che porta con sé gli spettri degli Alice In Chains più cupi. A tale eterogeneità di contenuti la band tende ad approcciarsi in modo libero e naturale, non dando mai l’impressione di piegarsi a forzature di sorta.
Ed è proprio questo approccio naturale il vero punto di forza dell’album, si perché lascia emergere una personalità spiccata, anche a dispetto di un songwriting che necessita ancora di qualche correzione per generare veri e propri capolavori.
Concludendo, l’album è consigliato, in particolare a coloro che non hanno paura di sperimentare, a coloro che da sempre apprezzano il singer americano e a tutti quelli che amano confrontarsi con un vero concept album, con tutti i pro e i contro che questo comporta, come ad esempio le strutture di alcune tracce che si completano con il procedere degli ascolti. Il motto “exist to resist” per Alan Tecchio ha ancora senso, e proprio in virtù di questo debut degli Autumn Hour acquisisce maggior possanza. Non è da tutti, il continuo mettersi in discussione.