
È il momento della conferma per gli italiani Bejelit, che con questo “You Die and I” giungono al traguardo del terzo studio album. Quello che colpisce sin da subito, di questa nuova release della band, è lo stato di maturazione compositiva a cui la stessa è giunta, non che i due precedenti lavori fossero infarciti di ingenuità, ma portavano con loro una espressività che aveva ancora bisogno di revisioni. Oggi, il discorso è mutato radicalmente e la band appare pronta al salto di qualità definitivo, questo in virtù di una attuazione sonora votata a privilegiare, oltre agli stilemi power metal a cui la band ci ha abituato, un gusto per gli arrangiamenti di tutto rilievo.
I dieci brani che compongono “You Die and I” sono, rispetto al passato, ricchi di sfumature dagli umori diversi ove ogni particolare appare curato e mai scontato o prevedibile, e ciò tiene sempre ben distante l’ascoltatore da sensazioni tediose. Che si tratti della roboante opener “Rostov”, della riflessiva “Saint from Beyond” o dell’anthem “Death Row”, traspare sempre una cura ed una attenzione unica, per tutto ciò che arricchisce il sound; si passa da arrangiamenti dal taglio moderno a barocche tentazioni neoclassiche, sempre sotto il vessillo della qualità espressiva, che trova il suo punto di forza nelle melodie dei chorus.
È inutile dire che la prova strumentale della band tutta è ottima e senza sbavature, e che se anche non vi sono sperimentazioni (la band non supera mai il confine imposto dal genere) il sound ha la caratteristica di risultare sempre fresco. Peccato per qualche brano leggermente prevedibile, come la ballad “Goodnight My Shade”, ma è davvero poco rispetto alle qualità che la band mette in mostra nei quarantanove minuti di durata del lavoro.
Concludendo, i Bejelit hanno realizzato il proprio album migliore, e lo hanno fatto mettendo in primo piano la personalità. Una personalità che ora appare quanto mai compiuta e che non potrà che crescere ancora.