
Sono probabilmente la band più oscura ed avanguardista mai partorita dal suolo inglese. I Bong da Newcastle, forse non sono nemmeno assimilabili al concetto di musicalità in senso stretto, ma il proprio modus compositivo ha delle attinenze forti con ciò che può essere la ritualità. Con due unici Full-length alle spalle e con una serie infinita di live album, gli inglesi tornano sul mercato con “Live at Roadburn 2010”. Un lavoro per pochi, per quei pochissimi che conoscono ed apprezzano la band.
Si perché nonostante gli sforzi, i Bong non possono essere catalogati, se non entro la semi determinazione che soggiace al termine avanguardia. Il lavoro è composto da due tracce per una durata complessiva di 57 minuti. Due tracce fatte per esaltare lo status visionario, probabilmente esaltato dalla costruzione di paradisi artificiali, del pubblico presente. Il sound della band, fortemente contaminato da mood psichedelici è quanto di più ossessivo ed allucinato possa prender forma all’interno di un album, ma nello stesso tempo si plasma entro una quiete surreale che traspone all’infinito poche note. Al classico assetto strumentale di una band rock, i Bong sommano: effetti, note di sitar e vocals che sono veri e propri mantra (a parte qualche rarissima eccezione, i brani della band non hanno testi ma si affidano a suoni simili ad un esercizio spirituale)in un continuum di sensazioni che rimandano ad universi ascetici.
E se i 33 minuti della inquieta “Onward to Perdondaris”, potrebbero instillare in voi, scompensi di raziocinio, la seguente “Wizard Of Krull” (24 minuti) è un terrificante rimando agli esseri ultramondani di H. P. Lovecraft, assolutamente da brividi le parole introduttive Dave Terry che danno il la ad una tempesta di suoni tanto blandi quanto terrificanti.
Lontani da ogni forma, e come sempre, oltre la più mera classificazione i Bong sono un continuo albore dialettico; tra drumming primitivo e ricercatezza, tra pulsioni fisiche ed divagazioni psichiche, “Live at Roadburn 2010”, come ogni release della band, necessità di una coscienza che vuole allontanarsi da sé stessa. Qui non vi è appiglio alcuno, siete avvertiti.