
Provengono da Forlì, i Buttered Bacon Biscuits, e con “From The Solitary Woods” (distribuito da Black Widow Records) mettono in mostra qualità compositive di tutto rispetto, sia per ciò che concerne il songwriting, in senso stretto, sia per ciò che riguarda i riferimenti sonori a cui la band rende tributo.
Ma procediamo con ordine, “From The Solitary Woods” è composto da nove tracce ove viene in primo piano tutto l’amore della band per le sonorità 70’s (in alcuni punti il sound è vicinissimo all’Hard-Blues dei Deep Purple del periodo “Burn”). A tale devozione si accompagnano: un mood caldo di decisa derivazione southern ove riaffiorano influenze che vanno dagli Allman Brothers Band alle prime produzioni Lynyrd Skynyrd (quando ancora la poetica di Ronnie Van Zant era a fondamento della band) e sprazzi psichedelici che sanno di riflessione.
L’album si apre con “Cross-Eyed Jesus”, che tra rimandi hard e tentazioni blues, riesce a trasportare l’ascoltatore in una dimensione fatta di sonorità calde, vibranti e profondamente vissute, distanti dalle produzioni contemporanee che peccano in artificiosità. Si prosegue “Losin’ My Pride”, dominata da un riff forte ed incisivo e da melodie sanguigne. “Another Secret In The Sun” è il primo climax emozionale del disco, un brano capace di dipingere uno status votato alla conoscenza ed al distacco; degna di nota la prestazione vocale di Ricky e le armonizzazioni sofferte, presenti nel chorus.
E si giunge così ad “Essaouira”, poetica di puro lirismo strumentale; dialetticamente perfetta nel proprio combinare tracciati psichedelici ed inflessioni acustiche. L’hard/blues torna a farla da protagonista in un brano irriverente come “I Hope You’re Feeling Bad”, ove riaffiorano gli spettri dei Whitesnake del seminale “Trouble”. Da contralto al mood caldo ed elettrico della song precedente, giungono i rimandi al panteismo naturalistico di “Into the Wild”, brano pregno di trasporto e di pathos emozionale.
Chiude, in bello stile, il duetto “No Man’s Land”/”State of Mind”, la prima dall’incedere malinconico, capace di scavare solchi nell’animo e la seconda ove prendono corpo, in maniera totale, tutti gli umori di un lavoro sopra le righe.
Un lavoro intenso, ottimante bilanciato tra dichiarazioni hard e calde malinconie. Un lavoro vibrante, un vero e proprio tratto di personalità che spiazza per intensità e preparazione. Una feconda promessa sonora, profondamente distante da ciò che è legato la mercato ed alle super-produzioni ove è l’artificio e non il “sentire” a fare da modus operandi.