
Anche se non si ha una personalità spiccata, si può produrre un buon album, potrebbe suonare in tal modo l’estrema sintesi di “A Mass of Despair” , debut album dei francesi Cebren-Khal, quintetto che lungo i trentasette minuti di durata di questo lavoro mette in mostra uno sviscerato amore per le prime relases dei vari Paradise Lost, Anthema, My Dying Bride, e per il mood tetro e malinconico che caratterizzava le stesse. A tale componente, che resta la referenza sonora primaria, i Cebren-Khal associano un sostrato Black Metal che rende la proposta tutta maggiormente sinistra.
I cinque brani che compongono il disco, risultano di buona fattura e si tengono alla larga dal regalare sensazioni tediose, punti cardine degli stessi brani sono: passaggi lenti e drammatici (in questo l’apporto delle tastiere si rivela fondamentale), vocals molto ispirate sia nei fraseggi Doom/Gothic oriented sia in quelli dal piglio maggiormente Black ed un mood di fondo profondamente teatrale. All’interno dei brani, trovano spazio veri e propri momenti dedicati alla disperazione ed alla sua forma più comune legata al pianto; ottima l’alternanza del cantato che alterna la lingua inglese e quella francese, così di pregevolissima fattura il lavoro operato alle chitarre. E se il trittico centrale “The Lunar Tragedy” (act 1, 2, 3) nei suoi complessivi diciotto minuti non disdegna violente puntante nel Symphonic Black, la finale “Where All Faith is Lost” è un brano che non ha nulla da invidiare alle produzioni, del genere in esame, dei primi anni 90.
Lungi dall’essere un capolavoro, “A Mass of Despair” è un lavoro più che riuscito, capace di tenere legato l’ascoltatore a sé e di donargli numerose sensazioni ombrose. Certo spesso si ha la sensazione di assistere ad un esercizio di influenze, ma la fattura d’alto rango dei brani svilisce tale critica e rende il giusto merito ad una band che non potrà che crescere, vista anche la facilità di accostamento con la triade inglese sopra citata.