
Se nel 2008 “Delusions Of Grandeur” vi aveva convinto, riempiendo le vostre giornate con piacevoli ascolti, potreste rimanere delusi ascoltando “Consequence Of Power”. Precisiamo, che non ci troviamo al cospetto di qualcosa di scadente in quanto suonato male , ma di certo l’album si presenta piatto in molti punti, e neanche dei buoni pezzi come la title track e “Blood of an Angel” riescono a portare l’intero lavoro oltre la sufficienza.
Spicca (come sempre) in una buona parte dell’album l’influenza Savatage, ma ahimè, nello stesso tempo si palesa in alcuni brani, la sensazione di difficoltà compositiva, di uno sforzo continuo nel procedere verso la decima traccia, quasi a raggiungere quanto prima i cinquanta minuti per completare l’album. Per allusione, immaginate un ex corridore professionista, ormai goffo e pesante, che debba percorrere i cento metri piani in dodici secondi. Forse sembrerà un po’ esagerato il paragone, in quanto i Circle II Circle di Zak Stevens, non sono alla frutta (ne sono la dimostrazione alcune buone idee), ma se “Consequence of Power” stenta a reggere un ottimo giudizio se lo si ascolta senza conoscere i vecchi album della band , a confronto soltanto con il precedente “Delusion Of Grandeur”, vien spontaneo pensare ad un periodo di decadimento della band.
Ciò si evince già da “Whispers in Vain” (brano d’apertura), con un inizio di chitarre un po’ troppo elementare , di cui la prima arpeggia in distorsione e la seconda sostiene il riff in sedicesimi, susseguiti dopo quattro giri, da alcuni stacchi prevedibilissimi, come prevedibile e monotono è il resto del brano. Ma ecco che, dopo esser passati alla seconda track che da il titolo all’album, degna quanto mai di encomio, riaffiora la sensazione iniziale ascoltando “Out Of Nowhere”, con un riff di basso sentito e risentito, e proseguendo nell’ascolto con un refrain che forse ha più a che fare con uno scenario grunge che quello solito a cui la banda ci aveva abituato da quattro album. A questo punto, si fa prima a parlare dei brani degni di nota, come “Redemption “ e “ Blood of an Angel ”, e non fa strano che entrambi i pezzi, (specialmente l’ultimo) si avvicinino come composizione a quello che fu negli anni novanta gruppo di punta per la carriera di Zak Stevens.
Anche se stavolta non troveremo bellissime armonizzazioni vocali intrecciate fra andante-moderato e sincopato ( tipico della scuola Savatage) come in “ Every Last “ (ultimo brano di “Delusions Of Grandeur” ), una cosa i Circle II Circle, non solo non l’hanno variata, ma l’hanno portata a noi eccellentemente: sto parlando dell’ultima track , che in questo caso porta il nome di ”Blood of an Angel”, rigorosamente ballad con uno stupendo inizio di pianoforte. Il brano in questione è il deus ex machina dell’album, in quanto, questi 5.07 minuti, sono stati un vero e proprio guizzo di espressività, che valgono (insieme a “Consequence of Power “) la salvezza verso il baratro di tutto il cd, incantandoci da prima con un bellissimo giro armonico di pianoforte, per poi irrompere in un ritornello che ti trascina verso una sensazione di libertà, motivando l’ascoltatore sensibile , in un canto pieno di gioia e armonia, come soltanto la vecchia macchina sinfonica Savatage sapeva fare.
Dopo aver ascoltato tutto l’album, la prima cosa che mi e’ venuta in mente e’ stato un elettroencefalogramma che presentava pochi picchi di ritmo di base nel grafico, e continuando la similitudine, si spera che il soggetto, riesca a riprendere a pieno la normale attività di sempre , non facendoci assistere al prossimo appuntamento, ad un responso comatoso piatto.