
In un vecchio cartone animato intitolato i I Gatti di Cattanooga (trasposizione gattesca della città statunitense Chattanooga, Tennessee) si narrava la storia di tre gatti/musicisti alle prese con una verve musicale di natura country, ancora oggi del tutto discutibile. Naturalmente questo conta poco o nulla con la recensione in esame, anche perché a parte la provenienza, la già citata Chattanooga, gli americani Coathanger Abortion hanno davvero poco in comune con il cartoon di Hanna e Barbera, mentre condividono una attitudine sonora insana con i vari Waco Jesus e Lividity e con il verbo Brutal Death più scarno ed essenziale.
Nove brani non impeccabili e che palesano tutti i limiti di un debut album, è questa la sintesi estrema di “Dying Breed”, un lavoro che appare più vicino ad un esercizio di influenze che ad una dichiarazione di personalità. E non basta l’aver masterizzato il lavoro in questione presso i Soundlab Studios in compagnia di Bob Moore (Nile) o il mettere qui e la qualche arpeggio malsano e qualche intro narrata allo humor nero, per risollevare le sorti di un lavoro prolisso e che sfocia entro un continuo nichilismo compositivo. Eccezion fatta per qualche brandello sonoro asfittico e malato al punto giusto, il resto annoia e sinceramente appare davvero troppo poco, vista anche la quantità di bands maggiormente dotate all’interno del genere in esame.
Nella speranza che in futuro le cose possano cambiare, congediamo la band con una valutazione mediocre.