
I tedeschi Crematory hanno recentemente dato alle stampe “Infinity”, l’ultimo di una lunga serie di studio-album (è il 12°) pubblicati dalla band, fondata nel 1992.
Il disco risulta nel complesso godibile, soprattutto grazie alla sapiente miscelazione di elementi provenienti dal metal più duro, intarsi sinfonico-acustici, potenti cantati in growl uniti, ed altre volte alternati, ad un cantato il clean, dalle tinte più evocative ed introspettive; a completare il tutto c’è un uso di elettronica moderato ma presente in tutto il paly-time dell’album.
L’album incomincia con “Infinity”, “Sense of Time” ed “Out of Mind”: tre tracce che sposano perfettamente il suggestivo cantato in clean, alla cupa aggressività del growl, presentando al loro interno piacevoli accelerazioni e rallentamenti di ritmo, tutti eseguiti con moderazione, che contribuiscono a rendere i primi minuti del lavoro discografico un buon compromesso tra poeticità ed energia, suggestività e forza bruta.
Decisamente più evocativa la traccia numero 4, “Black Celebration” (cover dei Depeche Mode) in cui il ricorso all’elettronica si fa più distintamente percepibile, l’insieme sonoro, lento e cadenzato, con aumenti di ritmo nel corso del brano, contribuisce a rendere la canzone più “mistica”. “Broken Halo” segue concettualmente questa linea, discostandosi ancora di più del resto dell’album, fino a risultare una semi-ballad, dalle tinte acustiche semplici ma mai banali.
“Where Are You Now?”, che paradossalmente segue la precedente (ed il paradosso pare studiato ad hoc) è la traccia più violenta del disco, la base di batteria e il potente cantato rendono questa la canzone più appetibile agli amanti del metal più duro, anche se la seconda voce in clean, smussa un po’ gli angoli più violenti del pezzo.
Il finale dell’album torna a riprendere l’incedere degli inizi, continuando la mescolanza dei vari elementi già elencati , in maniera graduale mai banale o insensata, senza dimenticare sottofondi elettronici, accelerazioni e trame di carattere più cupo, che si concludono con “Auf Der Flucht” pezzo in tedesco dai toni melodrammatici, che riprende il classico stile del genere.
Album tutto sommato gradevole, anche se i vasti usi della formula “aggressivo-cupo”, ripetuti per tutto il CD potrebbero venir a noia ai meno appassionati.