
Attivi sin dal 1989 i polacchi Cryptic Tales si affacciano oltre i confini nazionali con VII Dogmata of Mercy, forti anche del nuovo contratto con l’americana Crash Music, ed è proprio in virtù di questo nuovo accordo che l’etichetta ha ristampato questo disco, la cui originaria pubblicazione risale ad un anno fa. Sono rimasto abbastanza spiazzato nell’ascoltare questo lavoro dei polacchi; conoscevo la band come fautrice di un discorso musicale vicino al death/Doom. Oggi invece la band propone un ibrido death-black, al quale si associa un tappeto di tastiere che tende a far somigliare la proposta sonora tutta, alle produzioni di Old Man’s Child e Dimmu Borgir.
Detto questo, l’album si compone di sette pezzi (tutti su una lunghezza media che sfiora gli otto minuti) dalle strutture ricercate, che riescono con facilità a far propri: umori ferali, atmosfere decadenti e buie introspezioni al limite del doom. Nonostante questa intrinseca ricercatezza tutti i brani risultano lineari e privi di artificiosità, ma non hanno la forza di godere di luce propria, ed è questa la pecca maggiore di questo album, ovvero, il continuo rimando alle bands sopracitate. Ad eccezion fatta per “In Immortality” (il brano migliore dei sette), ci si trova al cospetto di buoni brani, dotati però di scarsa personalità sempre in bilico tra tradizione black/death e tagli sinfonici che smorzano quella forza sinistra di cui i brani alla base sono dotati.
Un lavoro ben suonato e ben prodotto a cui però manca quella scintilla personalistica capace di trattenerlo dalla caduta verso l’oblio.