
Terzo Full-length per gli americani Fall of Empyrean, tra le realtà più interessanti del panorama Doom/Death Metal. Anche questo nuovo “A Life Spent Dying”, come accaduto per i predecessori, non si distacca dagli stilemi sonori della band e si fa portatore di una ispirata visione negativa della vita e del mondo tutto.
A tale visione si associa una musicalità fosca e rassegnata, intuibile sin dalle prime strozzate note di pianoforte dell’opener “Bereft”, song che muore cedendo il posto a “Breathe Deep the Cinders” ove un cantato molto ispirato accompagna l’ascoltatore entro meandri di riffs plumbei e decadenti che si placano fino ad donarsi in una forma acustica che, per contrasto, accresce la sofferenza di fondo del brano. Si prosegue con la splendida “Vast But Desolate”, forse il brano migliore del lotto, e con la strumentale “Anhedonia”, un tocco di classe di acustici rimandi ad un autunno interiore, che lungo tutta la durata del lavoro sembra non trovar mai risoluzione.
“The Air is Still” e “A Long Silence”, non affievoliscono il tetro mood di fondo grazie al proprio “giocare” dialettico tra implosioni fisiche e cupe riflessioni acustiche. La tensione si stempera appena con “Lifeless in My Arms”, altro brano strumentale, ma è solo un breve attimo perché a suggellare l’impeto decadente degli americani arriva “Veins Split Wide”, otto minuti di sconforto dall’iniziale piglio neoclassico e dalle fragorose cadute Death/Doom. “Catharsis” è un piccola sorpresa che la band ci regala, essendo l’unico brano a fregiarsi di soffocanti e veloci ritmiche in pieno stile Death Metal, una chiusura ottima per un lavoro più che riuscito.
Concludendo, la proposta dei Fall of Empyrean si dimostra davvero meritevole di attenzione, nonostante una difficoltà intrinseca che hanno i brani tutti: ovvero, il proprio essere veri e propri monoliti di tristezza e sensi cupi. Qualche variazione sul tema portante avrebbe generato un piccolo capolavoro, ma per ora va bene così. Consigliato a chi ama immergersi in maniera totale in un album (i testi sono tutti curatissimi), ed a chi ha sposato il concetto di sofferenza in musica; a questi, la via dolorosa tracciata dalla band dell’Arizona, non potrà dispiacere.