
Quale è la soglia oltre la quale i dettami stilistici devono cedere il passo alla personalità, per non rischiare ombre compositive votate al plagio? È con questo interrogativo che mi piace aprire l’analisi di questo nuovo album degli olandesi Floodstain, act dedito ad un corposo ibrido da Stoner e Metal che nell’occasione di questo nuovo "Slave To The Self Feeding Machine" appare alquanto influenzato dai Down di Phil Anselmo. Certo i classici Fu Manchu e Kyuss fanno ancora da esempi nella produzione della band, ma in questo nuovo lavoro si fanno strada elementi più aggressivi e monolitici, che penalizzano leggermente il groove, e che lasciano, in molti dei brani presenti il retrogusto Southern Metal della band già citata.
Naturalmente tale accostamento va preso unicamente come piccola referenza, perché con tutta la buona volontà gli olandesi sono distanti anni luce dall’intensità dei Down, e gli otto brani presenti in questa release sono qui a dimostrarlo. I brani in questione pur formalmente ottimi, non riescono a donare quelle sensazioni di “vissuto” così presenti nei vari padri del genere. E dire che quando la band decide di liberarsi dai propri riferimenti sonori e dedicarsi maggiormente a quello sente regala delle buone sensazioni, come in “The Slumbering Titan Slayer”. Per il resto, l’album è da inquadrare in quello che può essere definito “esercizio stilistico”, ovvero, i Floodstain sono una progenie poco indipendente della matrice Stoner, e questo fa si che l’album a volte risulti forzato e con poca ispirazione.
Sperando che la band, in futuro osi di più e dia libero sfogo a sé stessa e non abbia paura di uscire fuori dai canoni del genere, chiudo questa recensione con un voto che non va oltre una gentile concessione di sufficienza.