
Divagazioni semantiche, in chiave Black Metal, sul tema centrale sabbathiano. Questo che potrebbe sembrare il titolo di una tesi in filosofia del linguaggio, è in realtà la sintesi estrema di “Reaper Subconscious Guide”, nuovo album del progetto Furze, band norvegese (divenuta ormai un solo project) dedita ad un Black con sovrastrutture Doom. Questo fino all’avvento di questo nuovo album, che prende ormai le distanze dal Black propriamente detto e si impone come un rilettura in chiave malata e profondamente paranoica della lezione del Doom più classico, in particolare di quanto fatto dai quattro di Birmingham.
Il disco è composto da cinque brani che in realtà sono un esercizio sperimentale (che non elude qualche tratto psichedelico) ombroso dove le vocals di Woe J. Reaper (per la maggior parte su tonalità pulite e nasali) dipingono scenari di accattivante rimando ad una follia che si compie attraverso arrangiamenti multiformi. E se l’opener “Earlier Than the Third Might of the Cosmos” fa dei downtempos e di passaggi sofferti il proprio sviluppo, la seguente “It Leads” è un brano dalle ritmiche semplici che giunge persino a riecheggiare sfumature Punk, prima di piegarsi entro lidi Doom e di una invocazione in falsetto.
Si prosegue con “Immortal Lecture” e “The Bonedrum”, due brani cupi, dove il riffing di Tony Iommi viene continuamente violentato e piegato al volere di intrusioni ritmiche dissonanti che non eludono qualche idea sorprendente. Ma questi sono nulla rispetto alla cortina d’ombra della finale “Essential Wait”, un brano sciolto da forme metriche, colmo di intervalli e dove si fa strada qualche barlume d’avanguardia, naturalmente sempre sotto il vessillo di una perversione compositiva di tutto riguardo.
Profondamente, e volutamente, disturbante in alcuni punti ma anche carico i idee. Non aspettatevi quindi alcunché di canonico, perché “Reaper Subconscious Guide” è un lavoro particolarissimo e ben riuscito.